| L’Italia
è il paese più ricco di biodiversità in Europa, con 1.176 specie di
vertebrati fra i quali 198 specie di mammiferi, 473 di uccelli e 479 di
pesci (più di un terzo del patrimonio faunistico europeo), con 5.599
specie floristiche e una notevole diversità di ambienti e paesaggi.
Un
territorio, quello italiano di montagna, ricco di beni culturali, ma
sempre segnato dalla presenza dell’uomo che custodisce tradizioni
culturali e abilità locali ancora vitali.
Si
tratta di un patrimonio in tutta evidenza non meno importante di quello
naturale e che e' in molti casi il risultato di attività produttive -
legate all’agricoltura, alla pastorizia e all’allevamento - e di
modalità d’uso del territorio e dell’ambiente che si sono sviluppate
ed affinate nei secoli; la gran parte di questo lascito delle generazioni
e' contenuto nei parchi e nelle riserve naturali.
Mantenere
vive e dare un futuro a queste attività significa quindi conservare il
patrimonio di diversità naturale e culturale del nostro Paese e garantire
che le nostre produzioni tipiche, locali e tradizionali, costituiscano un
arricchimento dell’offerta dei produttori localizzati in aree nate ed
istituite per conservare e valorizzare anche questo tipo di patrimonio.
Sempre
più i parchi e le aree protette si caratterizzano come giacimenti di
biodiversità e al tempo stesso occasione per il riconoscimento e la
promozione a livello nazionale e internazionale di territori e di
identità locali.
Con
la loro istituzione si è disegnata sulla carta d’Italia una nuova
geografia territoriale ed istituzionale che è al contempo la riscoperta
di una più antica geografia di valori storici, culturali, territoriali ed
ambientali.
Il
sistema delle aree naturali protette, la rete dei parchi, assieme alle
città d’arte, rappresenta l’immagine ed l’offerta peculiare del
nostro Paese capace di imporsi a livello internazionale, in quanto in esso
è contenuto gran parte di quello straordinario "valore
aggiunto" che l’Italia ha rispetto ad altri paesi e che è
rappresentato, appunto , da questo intreccio di natura e cultura.
Per
questo si ritiene che il progetto di conservazione della natura nel nostro
paese non puo' che essere insieme un progetto di tutela, valorizzazione e
di promozione di questo tessuto di relazioni.
La
strategia della conservazione della natura in Italia si lega così
indissolubilmente alle politiche di sviluppo territoriale e rurale.
Politiche che interessano in particolar modo la montagna italiana in
considerazione del fatto che la maggior parte dei parchi e delle riserve
nazionali e regionali, costituenti il sistema nazionale delle aree
naturali protette, è situato in aree montane .
I
parchi e le aree montane da questi interessate sono oggi veri e propri
"laboratori dello sviluppo sostenibile" proprio perché
rappresentano realtà nelle quali gli investimenti pubblici e privati
possono creare più lavoro che altrove nel settore dei servizi (alle
imprese ed alle persone), e nelle opere pubbliche e nelle attività che
sono in grado di valorizzare e promuovere risorse naturali, culturali e
ambientali.
La
Rete ecologica nazionale
L’approvazione
della legge 394/1991, con la prevista redazione di strumenti quali Carta
della Natura e Linee fondamentali di assetto del territorio, la ratifica
della Convenzione sulla biodiversità (legge 124/94), da attuarsi
attraverso il Piano nazionale sulla biodiversità, ha permesso al nostro
paese di dotarsi già da alcuni anni di strumenti istituzionali e
pianificatori in grado di contribuire alla costruzione della Rete
ecologica nazionale (REN) quale articolazione della Rete europea.
Tuttavia
questi strumenti sono ancora in fase di gestazione e il contributo dell’Italia,
comunque significativo, è assicurato attualmente dal sistema nazionale
delle aree naturali protette. Recentemente un forte impulso alla
costruzione della REN è venuto dalla legge 426/1998 "Nuovi
interventi in campo ambientale" e dall’avvio del nuovo periodo di
programmazione dei fondi strutturali 2000-2006.
La
legge in questione prevede che il Ministero dell’Ambiente promuova per
ciascuno dei sistemi territoriali dei parchi, dell’arco alpino, dell’Appennino,
delle isole minori e delle aree marine protette, accordi di programma per
lo sviluppo sostenibile con altri Ministeri, con le Regioni e con altri
soggetti pubblici e privati. Un approccio quindi ispirato ai principi di
sussidiarietà, di partnership, di condivisione delle responsabilità e di
integrazione della politica ambientale con le altre politiche.
Per
quanto riguarda la programmazione dei fondi strutturali, la REN è stata
individuata quale progetto strategico di riferimento per la valorizzazione
delle risorse naturali, ambientali e culturali nel Programma di sviluppo
del mezzogiorno (PSM) e nei Programmi operativi delle regioni dell’obiettivo
1 (POR) costituendo così un importante riferimento anche per le regioni
dell’obiettivo 2. In relazione agli assi prioritari d’azione definiti
dal PSM sono state definite delle linee di intervento relative al sistema
territoriale spazio montano (APE - Appennino Parco d’Europa) inteso come
sistema nel quale realizzare azioni di valorizzazione delle risorse
naturali e culturali; delle risorse umane; dei sistemi locali e di
miglioramento della qualità dei centri abitati, delle istituzioni locali
e della vita associata nonchè di rafforzamento delle reti e dei nodi di
servizio.
Il
progetto APE - Appennino Parco d'Europa nelle strategie internazionali
Le
strategie internazionali di conservazione della natura indicano come le
aree protette debbano essere individuate e gestite non solo sulla base dei
processi ecologici operanti a scala locale, ma in accordo con gli
obiettivi di conservazione e di sviluppo a livello di grandi sistemi
ambientali e territoriali. Nel nostro Paese essi sono: le Alpi, la Pianura
Padana, l’Appennino, le isole minori, le coste, le due grandi isole.
Dentro
questi sistemi le aree protette formano una rete che le mette in relazione
fra di loro e con i contesti territoriali nei quali sono inserite. Il
progetto di conservazione esce così dall’area protetta, interessando e
coinvolgendo in forme e gradi diversi tutto il territorio.
Dopo
l’approvazione della legge quadro sulle aree naturali protette (Legge
394/91) l’Appennino è interessato da una nuova ed inedita geografia
territoriale e istituzionale data dal rilevante numero, dalla
significativa estensione e dalla sostanziale contiguità fisica di parchi
e riserve naturali di rilievo nazionale, regionale e locale che disegnano
un vero e proprio sistema di aree protette connotativo della realtà
appenninica.
Il
progetto Appennino Parco d’Europa mira ad un’l’immagine dell’Appennino
quale grande e unitario sistema ambientale e territoriale di valore
europeo, internazionale, nel quale è possibile sperimentare l’avvio di
politiche di sviluppo sostenibile proprio partendo da quelli che sono i
luoghi privilegiati e deputati alla riconversione ecologica dell’economia,
dove maggiori sono le precondizioni favorevoli per realizzarla, vale a
dire il sistema delle aree naturali protette.
Il
progetto APE non vuole sottoporre l’intero Appennino allo speciale
regime di tutela e di gestione previsto dalla legge 394/91, né dar vita
ad un unico grande parco dell’Appennino, bensì prioritariamente
consolidare e valorizzare l’attuale sistema di aree naturali protette
che su di esso insiste promuovendo essenzialmente l’autonomia operativa
dei Parchi e delle Riserve nazionali, regionali e locali, il loro
coordinamento e la loro alleanza con gli altri soggetti istituzionali.
Il
progetto APE intende favorire anche la capacità di promuovere azioni
coordinate tra il sistema dei parchi, le regioni, gli enti locali e le
amministrazioni centrali dello Stato, per orientare all’uso sostenibile
delle risorse naturali l’ambiente appenninico nel suo complesso.
Integrare
la politica dei parchi con le altre politiche per orientarle alla cd.
"sostenibilità" è oggi ancor più urgente dal momento che la
montagna viene riconosciuta sempre più come una risorsa strategica, come
uno spazio sempre più interessato da dinamiche di valorizzazione e
riequilibrio territoriale i cui esiti possono anche non essere
desiderabili.
L’ambito
territoriale di riferimento di APE è di 9.585.000 ettari, pari al 46%
dell'intero territorio nazionale. Il sistema delle aree naturali protette
coinvolte in APE è costituito da 9 parchi nazionali pari a 841.000
ettari; 65 riserve naturali statali pari a 47.453 ettari di cui 23
ricomprese nei parchi nazionali; 28 parchi regionali pari a 300.446
ettari; 32 riserve regionali pari a 25.067 ettari; 12 altre aree protette
pari a 10.209 ettari. Il totale è di 1.193.423 ettari, quindi il 56,60%
delle aree protette inserite nell’elenco ufficiale.
Un
territorio costituito solo per il 12,45% da aree protette .
Il
progetto APE vede coinvolte 14 regioni (dal Piemonte alla Calabria) 51
province, 188 comunità montane ed oltre 1.600 comuni.
In
questo sistema i parchi veri e propri potrebbero svolgere il ruolo di veri
e propri nodi dello sviluppo di una rete di spazi naturali terrestri e
marini che attraversa e disegna il territorio nazionale.
Un
"sistema infrastrutturale ambientale" ad altissima densità di
diversità naturale e culturale, di tipicità manifatturiera e
agroalimentare, di identità locali, di presidi territoriali e di
specifiche modalità insediative, in grado di competere, misurarsi e
condizionare i sistemi infrastrutturali tradizionali (le reti dei
trasporti, dell’energia, della telecomunicazione ....).
Per
realizzare questo nuovo sistema infrastrutturale è necessaria un’alta
capacità di coordinamento, di orientamento e di promozione da parte dei
responsabili di scelte pubbliche, che può nascere solo da un’intensa e
continuativa azione di concertazione istituzionale tra le amministrazioni
centrali, le Regioni, il sistema delle aree protette e quello degli enti
locali, aperta al contributo ideativo, progettuale ed economico dell’associazionismo
agricolo, cooperativo e imprenditoriale e del mondo del lavoro e del terzo
settore.
Un
approccio quindi ispirato ai principi di sussidiarietà, di partnership,
di condivisione delle responsabilità e di integrazione della politica
ambientale con le altre politiche, così come indicato nel V° Programma
di azione ambientale dell’Unione Europea.
Il
progetto APE - Appennino Parco d’Europa - si fonda su due strumenti
quadro:
-
la Convenzione per lo sviluppo sostenibile dell’Appennino, che è lo
strumento istituzionale per la realizzazione di APE, cui aderiscono i
diversi attori, dal Ministero dell’Ambiente a gli altri Ministeri
interessati, alle Regioni, agli Enti parco, agli enti locali, alle
associazioni ambientaliste, alla comunità scientifica, agli altri
soggetti economici e sociali;
-
il Programma di azione per lo sviluppo sostenibile dell’Appennino, che
e' lo strumento quadro di coordinamento per la realizzazione nell’area
appenninica degli strumenti principali di pianificazione e di
programmazione quali la Carta della natura, le Linee fondamentali di
assetto del territorio ed i Programmi per l’utilizzo dei fondi
strutturali.
Il
programma, a sua volta, si articola in tre sottoprogrammi specifici (per
ciascuno dei quali e' stata individuata una regione capofila) relativi
alle aree settentrionale (Toscana), centrale (Abruzzo) e meridionale
(Calabria).
Per
il raggiungimento degli obiettivi della Convenzione, e' stato sottoscritto
un Accordo di Programma tra il Ministero dell’Ambiente e la Regione
Abruzzo in qualità di coordinatrice per le aree protette nella Conferenza
delle Regioni.
Tale
accordo, sottoscritto ai sensi della legge 426/1998, prevede un Programma
d’azione con l’indicazione degli obiettivi, delle azioni da
perseguire, dei soggetti attuatori e degli strumenti da utilizzare.
Le
idee progettuali che potranno concorrere e contribuire all’avvio del
progetto APE
Servizi
territoriali
Il
fatto che la maggior parte dei parchi e delle riserve insista nelle aree
interne e montane, alpine ed appenniniche, fa comprendere meglio come sia
ancor più necessario mantenere in queste aree un adeguato e moderno
sistema di servizi territoriali in grado di rispondere sia alle esigenze
dei residenti che a quelle dei visitatori.
Basti
pensare a due tra i servizi oggi maggiormente a rischio in queste aree,
quelli scolastici e quelli sanitari, che invece andrebbero mantenuti e
potenziati per scongiurare l’esodo dei cittadini residenti rimasti a
presidiare questi territori, e in molti casi ripensati alla luce dei dati
sui flussi turistici che ci dicono come sia in crescita il turismo dei
ragazzi in età scolare e degli anziani.
Andrebbero
ripensati anche i problemi della distribuzione commerciale e della
mobilità pubblica per i quali è necessario immaginare condizioni e
agevolazioni fiscali specifiche, che garantiscano un adeguato sistema di
collegamenti e distribuzione dei prodotti per le popolazioni residenti
anche nei periodi di basso o nullo afflusso turistico.
Nelle
aree dell’Appennino vanno mantenute e potenziate le reti ferroviarie
interne convogliando su di esse la domanda di mobilità attivata dai nuovi
flussi turistici che si rivolgono al sistema delle aree protette.
Per
i parchi e per le istituzioni locali interessate va sviluppata una rete
pubblica informativa che favorisca il loro accesso ai servizi formativi,
amministrativi, turistici, di assistenza sanitaria, e dove il telelavoro
può trovare inedite e particolare applicazioni capaci di colmare le
distanze tra le aree montane ed insulari e quelle urbane. Le prospettive
economiche favorevoli aprono nuovi spazi ad un grande programma di
"cablaggio" dei piccoli comuni montani.
Agricoltura
e Biodiversità
Nello
stretto legame tra la tutela del paesaggio, la conservazione della natura
e la biodiversità si colloca il progetto di uno sviluppo rurale adeguato.
Nell'Appennino italiano il sistema della qualità ambientale è in stretto
rapporto con la qualità dell’agricoltura.
Basti
pensare che su 393 formaggi tipici, censiti nell’Atlante dei prodotti
tipici in Italia, ben 107, quasi il 30%, vengono prodotti nelle regioni
che saranno interessate dall’obiettivo 1 nei Programmi comunitari
2000/2006.
La
conservazione dell’attività agricola nelle sue forme tradizionali e in
quelle innovative socialmente ed economicamente sostenibili, in accordo
con la nuova politica di sviluppo rurale dell’Unione Europea, può
diventare un progetto strategico per la produzione di beni di qualità in
grado di dar vita ad una nuova filiera agroalimentare (sistema di consorzi
per la produzione, trasformazione e commercializzazione di una serie di
prodotti fortemente connotati in rapporto alle aree geografiche di
provenienza e alle tecniche di lavorazione ( marchi di qualità e di
tipicità , dop, marchio montagna), in grado di assicurare un futuro al
patrimonio di tipicità ancora presente.
Corridoi
ecologici
Sulla
base delle conoscenze esistenti si intende sviluppare una rete ecologica
longitudinale che percorre la dorsale appenninica in grado di connettere
fisicamente - anche attraverso gli elementi lineari del paesaggio agrario
e montano - gli habitat naturali e seminaturali.
Questa
rete ecologica - coerente con gli obiettivi assunti in campo
internazionale– deve assicurare la mobilità delle specie animali
selvatiche, e lo scambio genico fra diverse popolazioni sia di specie
animali che vegetali.
La
rete dovrà integrarsi con il sistema idrografico avviando così un
processo di manutenzione, di riqualificazione e di rinaturalizzazione, ai
fini della prevenzione del dissesto idrogeologico, con un significativo
impatto occupazionale.
Vanno
pertanto avviate azioni di decementificazione di alvei e aree
fluviali,
ricostituendo condizioni di stabilità e di sicurezza ricorrendo a
tecniche di ingegneria naturalistica ed utilizzando specie arboree
autoctone, per la produzione delle quali realizzare appositi vivai e
riorganizzati e potenziati quelli esistenti. Si delinea così lo schema
fisico di base del "sistema infrastrutturale ambientale" in
grado di condizionare ed orientare gli altri sistemi infrastrutturali
tradizionali.
La
rete dei sentieri naturalistici ed escursionistici
Si
tratta di portare a sistema i tanti sentieri realizzati, in via di
realizzazione e da realizzare che insistono lungo la dorsale appenninica,
al fine di garantire una corretta fruizione turistica di questi ambienti
naturali. Lungo questa rete di sentieri naturalistici ed escursionistici
andranno individuate le strutture per l’ospitalità(rifugi, casali,
borghi rurali) che dovranno essere adattati alle nuove destinazioni d’uso.
Inoltre questa rete dovrà integrarsi e collegarsi con quella degli
itinerari storico-culturali ed enogastronomici.
I
grandi itinerari storico-culturali
Gli
itinerari storico-culturali dell’Appennino, quali il Tratturo Regio, la
via Francigena, la via Lauretana, la via Santa dei Longobardi, dovranno
costituirsi quali assi portanti del sistema dei sentieri e degli itinerari
individuati a livello locale e delle singole aree protette.
Lo
sviluppo di reti e di itinerari di questa natura pone l’esigenza di una
organizzazione e di una gestione coerente dei flussi turistici
ipotizzabili soprattutto a livello locale, incentivando una serie di
azioni ai fini della ricettività e della fruizione (si veda ad esempio la
recente legge abruzzese sul cosiddetto
bed & breakfast).
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