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Rinaturalizzazione dei bacini sciistici e restauro ambientale: un’ occasione per l’economia abruzzese tra potere della memoria ed intelligenza degli avvenimenti *
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Se osserviamo l’economia ed il settore del turismo in Abruzzo come forse avrebbe fatto Aurelio Peccei (il fondatore del Club di Roma e della riflessione sui limiti dello sviluppo), se cioè, lo osserviamo in una sintesi interpretativa, scevri da meri dati quantitativi che non si trasformano in informazioni e in vera saggezza, vediamo apparire in evidenza i seguenti fenomeni: - il movimento turistico invernale nel 2000 (mancano ancora dati definitivi), rispetto al 1999 ha avuto nell’Appennino un incremento percentuale del 4,2% in termini di arrivi (circa 606.000 persone) e del 4% in termini di presenze (oltre 2.408.000 ) per quanto riguarda gli italiani, mentre si è avuto un incremento del 3,5% per gli arrivi e del 3,2% delle presenze, da parte degli stranieri. Esistono studi specifici per l’Abruzzo effettuati dalla Regione e riferiti agli anni passati che fanno ritenere che anche l’Abruzzo abbia in parte beneficiato di questi incrementi, sia pure in minima parte: c’è dunque incremento della domanda e possibilità d’incremento per l’offerta; la domanda appare però sempre più indissolubilmente condizionata dall’educazione e dalla complessiva qualità ricettiva, ambientale,naturalistica (non necessariamente da un lusso discutibile e a buon mercato); viene inoltre sempre più in evidenza la carenza di cultura turistica e di accoglienza in Abruzzo in parte legata anche alla presenza di due sole scuole alberghiere; - tutte le informazioni rilevanti portano a ritenere che il percorso virtuoso dello sviluppo (umano,sociale prima che economico) passi per il circuito cultura/ ambiente/ paesaggio/ agricoltura/ architettura /monumenti /gastronomia che solo può assicurare un futuro ai residenti nelle terre alte potenziando riscoprendo e promuovendo le reciproche relazioni fra cultura, ambiente e sviluppo; - le coste abruzzesi, come la maggior parte di quelle italiane, appaiono deturpate irrimediabilmente da un’edilizia sia intensiva che diffusa di pessima qualità, pervadente, desolante. Si è costruito senza tener conto che l’unico capitale non rinnovabile di quelle zone costiere è l’ambiente naturale il più possibile incontaminato; un riequilibrio dei flussi turistici dalla costa alle zone interne anche in funzione della riduzione dello svantaggio strutturale appare auspicabile, ma mai potrà avvenire con gli stessi strumenti utilizzati per la costa; - L’ENIT calcola in 145.000 miliardi di lire il giro d’affari del turismo formale, attribuendo all’offerta turistica montana una quota superiore al 15% ( circa 20/25.000 miliardi di lire). Per bassa che sia la quota abruzzese di questa ricchezza, tutto spinge a considerarla rilevante, in espansione e con ampi margini di miglioramento; - rilevante, ma ancora poco studiato, è l’incremento del turismo potenziale (preferenze,contatti e poi presenze) soprattutto nei settori non tradizionali quali turismo ambientale e culturale di qualità, turismo sportivo, alpinismo, sci di fondo, sci alpinismo, ospitalità informale, ospitalità agrituristica, rifugi, ostelli, relais, meublè, campi di lavoro giovanili, volontariato, campi di formazione ambientale, turismo scolastico e sociale ); - si assiste ad una crisi di modelli di turismo per così dire "passivo", sia marino che montano/invernale, oggi arcaici e riservati a fasce della popolazione anziane o più tradizionali nei loro modelli di consumo anche se ancora apparentemente maggioritarie (rispettivamente spiaggia/albergo/ombrellone/discoteca oppure sci/ski-pass/salita e discesa/ritorno a casa); - le precipitazioni nevose, alle quali è legato indubitabilmente il turismo montano invernale, appaiono: a) quantitativamente in netta regressione e, per quanto riguarda l’Appennino, limitate ai versanti nord delle montagne b) concentrate in una stagione più limitata, addirittura in certi casi con pochi giorni di precipitazioni nevose c) imprevedibili ma limitate nella loro persistenza per una serie di fattori che cercheremo di approfondire; d) anche quando le precipitazioni nevose si registrano nei momenti più idonei dell’anno le temperature che si registrano sono così alte che la durata, la consistenza e la qualità del manto nevoso mal si conciliano con la pratica degli sport invernali e le attività ricreative, in particolar modo con lo sci di discesa; - trascuriamo volutamente, in questa sede, cosa significhi l’insieme dei fenomeni registrati per il dissesto idrogeologico della montagna e della Regione, per il regime qualitativo e quantitativo delle acque sotterranee e di superficie , per il paesaggio e, soprattutto, per l’agricoltura che dovrà imparare a convivere con dati climatici del tutto nuovi; - i dati meteorologici sullo zero termico in determinati giorni dell'anno a date altitudini e le rilevazioni effettuate sul Calderone sembrano confermare che non si tratta più di preoccupazioni , ma di dati; - le possibilità di espandere l’offerta di impianti di risalita nell’Appennino abruzzese appaiono molto limitate, residuali, legate in gran parte solo al rinnovo degli impianti; di certo ancor più limitate sono le possibilità di elevare la quota massima degli impianti o aprire nuove piste. Sui versanti esposti a sud sarebbe inutile su quelli esposti a nord sarebbe dannoso ed inopportuno, quando non vietato da consolidati assetti legali ed urbanistico/paesaggistici; - la quota minima "sciabile" nella generalità dei casi si attestava ancora negli anni ‘70 del secolo scorso sui 1000/1500 metri slm con precipitazioni nevose abbondanti e diffuse anche a700/1000 metri per una stagione che andava da dicembre ad aprile ed anche, alle quote più alte, a maggio. Oggi la quota minima e quella media si sono elevate sensibilmente e di rado si riesce a sciare al di sotto dei 1700/2000 metri; - per conseguenza si deve ricorrere sempre più di frequente ad impianti di innevamento artificiale (cattura di acque superficiali e sotterranee, inquinamento paesaggistico,detrattori ambientali, additivi) con indubbi danni per un ecosistema fragile qual è quello montano; - è provato da numerosi studi e da interventi effettuati che la pratica dell’inerbimento artificiale intensivo delle piste da sci e della forestazione delle zone contigue migliora la quantità e la durata (anche la qualità) del manto nevoso permettendo di aumentare il numero di giorni sciabili e il carico di sciatori sulle piste, diminuire gli interventi di innevamento artificiale, impedire il repentino dilavamento dei versanti e il disgelo troppo anticipato o veloce, consolidare idrogeologicamente i versanti stessi, innalzare le falde acquifere e migliorare il ciclo idrico, la qualità e la quantità di acqua, aumentare o conservare la biodiversità; - i dati, le informazioni e le interpretazioni proposte portano a ritenere che i paradigmi interpretativi tradizionali dello sviluppo economico e sul turismo montano sono ormai obsoleti; - appare ineludibile una riconversione del turismo montano abruzzese verso la nuova domanda di qualità: sta poi ai policy makers ed ai residenti stabilire se ed in che percentuale è auspicabile trasformare tale domanda in domanda di massa; - il settore dello sci di fondo e delle attività non legate allo sci alpino (turismo escursionistico sugli sci, turismo equestre, slitte, racchette da neve, circuiti attrezzati, orientamento e sci-orientamento, alpinismo e sci alpinismo) per numero di praticanti, diffusione e durata della domanda appare in enorme espansione e più idoneo a rilanciare il turismo invernale nei parchi e nelle zone protette anche perché abbisogna di un manto nevoso più basso e quindi non necessariamente in quota alta; - gli investimenti degli operatori del turismo montano invernale nel settore degli impianti di risalità (sia pubblici che privati) ed in genere nelle zone turistiche avvengono da anni solo in aspetti marginali del potenziamento dell’offerta (portata oraria degli impianti); non vengono effettuati investimenti nei seguenti settori collegati al turismo :
Tutte queste attività possono ed anzi, in alcuni casi debbono per legge, essere intraprese con il contributo determinante anche finanziario delle comunità montane e degli enti parco. Riteniamo, infatti, che la prima biodiversità da salvaguardare sia la presenza dell’uomo in montagna. In particolare attraverso la presenza degli agricoltori e degli allevatori di montagna. A questo proposito occorre citare per il mondo dell’agricoltura di montagna abruzzese, l’articolo 17 della legge quadro per la montagna (L. n. 97/1994) così come modificato dalla legge finanziaria per il 2001. In particolare mentre la legge quadro consente con l’articolo 17, comma 2, l’affidamento diretto (in deroga a disposizioni vigenti) a cooperative giovanili e forestali, della esecuzione di lavori e servizi per piccoli importi (300 ml annui) nei settori della conservazione e valorizzazione dell’ambiente e del paesaggio, recupero detrattori ambientali, forestazione, monitoraggio, riassetto idrogeologico ed quindi incentiva la cosiddetta "pluriattività" in montagna, l’articolo 17, comma 1 della stessa (così come modificato dalla finanziaria 2001) stabilisce con una nuova disposizione che i coltivatori diretti, singoli o associati, dei comuni montani, possono assumere in appalto da enti pubblici e privati, lavori relativi alla sistemazione e manutenzione del territorio montano, quali lavori di forestazione, di costruzione di piste forestali, di arginatura, di sistemazione idraulica, di difesa dalle avversità atmosferiche e dagli incendi boschivi nonché lavori agricoli e forestali, aratura, semina, potatura, falciatura, mietitrebbiatura, trattamenti antiparassitari, raccolta di prodotti agricoli, taglio del bosco per piccoli importi annuali (50 ml ). E’ importante sottolineare che tali prestazioni non sono soggette ad imposta se rese tra soci di una stessa associazione senza fini di lucro avente per scopo il miglioramento della situazione economica delle aziende agricole. Altre disposizioni di favore permettono il trasporto di latte da parte dei soci delle cooperative non soggetto ad imposta, nonché il trasporto locale di persone in appalto dai comuni, dalle comunità montane, dagli enti parco con automezzi di proprietà dell’agricoltore. Ora la sfida è per gli enti pubblici, per gli agricoltori abruzzesi e per i sempre meno numerosi imprenditori del settore turistico invernale (società degli impianti). A buon intenditore…….. *un contributo di: Riccardo Conti (Vice Commissario del Governo) Cesare Colorizio (già Presidente del Parco Velino Sirente) Centro studi e documentazione "Terre alte.org" |