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Natura 2000 in Italia
Servizio Conservazione della Natura
Ministero dell’Ambiente
dicembre 1999
Presentazione
La creazione della rete europea di aree protette Natura 2000
e più in generale la realizzazione delle previsioni della direttiva 92/43/CEE
"Habitat" ha fornito un impulso di grande rilievo alla politica della
conservazione della natura europea. Oltre al più ovvio risultato, il
coinvolgimento diretto degli Stati membri e delle Amministrazioni locali nella
edificazione di una rete coordinata di aree tutelate di importanza comunitaria,
meritano di essere evidenziati i risultati collegati messi a frutto a livello
nazionale.
L’individuazione dei siti da proporre è stata infatti
realizzata in Italia dalle singole Regioni e Provincie autonome in un processo
coordinato a livello centrale che ha posto le basi per un rapporto estremamente
positivo che continua ad esprimersi anche dopo il lavoro di individuazione nelle
fasi successive di tutela, gestione ed attivazione di piani e progetti di
sviluppo sostenibile.
La creazione di natura 2000 è stata anche l’occasione per
strutturare una rete di referenti scientifici di supporto alle Amministrazioni
regionali e coordinati dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con le
associazioni scientifiche italiane di eccellenza, l’Unione Zoologica Italiana,
la Società Botanica Italiana, la Società Italiana di Ecologia, che continua a
produrre risultati in termini di verifica e aggiornamento dei dati ed è stata
coinvolta in una ricca serie di attività volte al miglioramento delle
conoscenze naturalistiche sul territorio nazionale. Dalla realizzazione delle
checklist delle specie, alla descrizione della trama vegetazionale del
territorio, alla realizzazione di banche dati sulla distribuzione delle specie
all’avvio di progetti di monitoraggio sul patrimonio naturalistico, alla
realizzazione di pubblicazioni e contributi scientifici e divulgativi.
Infine avere a disposizione i dati del progetto Bioitaly, con
il quale è stato svolto il lavoro di identificazione dei Siti di Importanza
Comunitaria proposti, è un risultato di grande livello scientifico che viene
continuamente utilizzato nelle attività del Ministero dell’Ambiente, dalla
valutazione di impatto ambientale alla perimetrazione dei nuovi parchi nazionali
e delle aree protette regionali nonché alla definizione di linee guida per la
programmazione territoriale integrata sensibile sin dalle prime fasi a tali
realtà naturali.
La rete Natura 2000 ha rappresentato dunque uno stimolo e
costituisce una sfida per rendere concrete forme di sviluppo sostenibile
conferendo un ruolo di protagonisti alle comunità locali. Alla conoscenza dei
processi attraverso i quali questo obiettivo viene ricercato è dedicato questo
fascicolo, realizzato dal Servizio Conservazione della Natura
Il Ministro dell’Ambiente
Sen. Edo Ronchi
Premessa
Questo fascicolo vuole essere un contributo alla conoscenza
della rete Natura 2000 e più in generale delle previsioni della direttiva
Habitat, una direttiva che apre prospettive importanti per l’obiettivo della
conservazione della diversità biologica europea.
Il tentativo che abbiamo realizzato è stato di fornire un
quadro il più possibile completo delle modalità di creazione della rete,
dalla identificazione dei siti alla loro designazione, alla gestione e tutela
dei siti stessi, alle possibilità di azione delle comunità locali, alle
opportunità di sostegno che la Commissione Europea mette a disposizione in
questo settore.
Nella redazione dei testi e della grafica di corredo si è
cercato di fornire un’immagine aggiornata della situazione e di rispondere
ai quesiti che, in base all’esperienza acquisita in questi anni dal Servizio
Conservazione della Natura, più frequentemente vengono posti dalle
amministrazioni competenti e dai cittadini.
Non pretendiamo certo di aver esaurito l’argomento, che
è oggetto di una intensa attività in tutta l’Unione Europea e terreno di
sperimentazione e verifica, ma, per il momento, solo di rispondere alle
esigenze più immediate in questa fase.
Il Direttore Generale
Servizio Conservazione della
Natura
Dott. Aldo Cosentino
Indice
Presentazione
Premessa
Cos’è Natura 2000
La direttiva Habitat
La direttiva Uccelli
Una sfida per il futuro
Strategie di Natura 2000 e innovazione nel concetto di
protezione della natura
Conservazione e sviluppo economico
La biodiversità in Italia
La fauna e la flora italiane
Gli habitat e le specie della direttiva Habitat presenti in
Italia
Quanti SIC e ZPS sono presenti in Italia
Come si costruisce Natura 2000
Identificazione dei siti
Le regioni biogeografiche
I seminari biogeografici
La lista ufficiale dei SIC
Il caso particolare delle Zone di Protezione Speciale
L’identificazione dei SIC in Italia e il programma Bioitaly
Il manuale di interpretazione degli habitat
L’integrazione degli allegati
La Newsletter
La gestione di Natura 2000
la valutazione di incidenza
Libertà di gestione
I piani di gestione
La tutela dei siti al termine del processo di designazione
Che succede nel frattempo
Gli strumenti finanziari per la gestione di Natura 2000
Life Natura in Italia
Riferimenti
Normativa di riferimento
Riferimenti bibliografici
Riferimenti istituzionali
Cos’è Natura 2000
Natura 2000 è il nome che il Consiglio dei Ministri dell’Unione
Europea ha assegnato ad un sistema coordinato e coerente (una "rete")
di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel
territorio dell’Unione stessa ed in particolare alla tutela di una serie di
habitat e specie animali e vegetali indicati negli allegati I e II della
direttiva "Habitat".
La direttiva "Habitat"
La creazione della rete Natura 2000 è infatti prevista dalla
direttiva europea n. 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla
"conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della
fauna selvatiche", comunemente denominata direttiva "Habitat". L’obiettivo
della direttiva è però più vasto della sola creazione della rete, avendo come
scopo dichiarato di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante
attività di conservazione non solo all’interno delle aree che costituiscono
la rete Natura 2000 ma anche con misure di tutela diretta delle specie la cui
conservazione è considerata un interesse comune di tutta l’Unione. Il
recepimento della direttiva è avvenuto in Italia nel 1997 attraverso il
Regolamento D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357.
La conservazione della biodiversità europea viene realizzata
tenendo conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle
particolarità regionali e locali. Ciò costituisce una forte innovazione nella
politica del settore in Europa. In altre parole si vuole favorire l’integrazione
della tutela di habitat e specie animali e vegetali con le attività economiche
e con le esigenze sociali e culturali delle popolazioni che vivono all’interno
delle aree che fanno parte della rete Natura 2000.
Il valore delle aree seminaturali
Nello stesso titolo della direttiva Habitat viene specificato
l’obiettivo di conservare non solo gli habitat naturali (quelli meno
modificati dall’uomo) ma anche quelli seminaturali (come le aree ad
agricoltura tradizionale, i boschi utilizzati, i pascoli, ecc.). Con ciò viene
riconosciuto il valore, per la conservazione della biodiversità a livello
europeo, di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell’uomo e
delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio
tra uomo e natura. Alle aree agricole ad esempio sono legate numerose specie
animali e vegetali ormai rare e minacciate per la cui sopravvivenza è
necessaria la prosecuzione e la valorizzazione delle attività tradizionali,
come il pascolo o l’agricoltura non intensiva.
La direttiva "Uccelli"
La direttiva Habitat ha creato per la prima volta un quadro
di riferimento per la conservazione della natura in tutti gli Stati dell’Unione.
In realtà però non è la prima direttiva comunitaria che si occupa di questa
materia. E’ del 1979 infatti un’altra importante direttiva, che rimane in
vigore e si integra all’interno delle previsioni della direttiva Habitat, la
cosiddetta direttiva "Uccelli" (79/409/CEE, concernente la
conservazione degli uccelli selvatici). Anche questa prevede da una parte una
serie di azioni per la conservazione di numerose specie di uccelli, indicate
negli allegati della direttiva stessa, e dall’altra l’individuazione da
parte degli Stati membri dell’Unione di aree da destinarsi alla loro
conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS). Già a suo tempo
dunque la direttiva Uccelli ha posto le basi per la creazione di una prima rete
europea di aree protette, in quel caso specificamente destinata alla tutela
delle specie minacciate di uccelli e dei loro habitat.
Una sfida per il futuro
In considerazione dell’esistenza di questa rete e della
relativa normativa la direttiva Habitat non comprende nei suoi allegati gli
uccelli ma rimanda alla direttiva omonima, stabilendo chiaramente però che le
Zone di Protezione Speciale fanno anche loro parte della rete.
Natura 2000 è composta perciò di due tipi di aree che, come
vedremo, possono avere diverse relazioni spaziali tra loro, dalla totale
sovrapposizione alla completa separazione a seconda dei casi: le Zone di
Protezione Speciale previste dalla direttiva Uccelli e le Zone Speciali di
Conservazione previste dalla direttiva Habitat. Queste ultime assumono tale
denominazione solo al termine del processo di selezione e designazione. Fino ad
allora vengono indicate come Siti di Importanza Comunitaria proposti (pSIC).
Natura 2000 è in conclusione una sfida che l’Europa ha
deciso di affrontare per conservare la natura del continente per le future
generazioni, riconoscendo l’esigenza fondamentale di legare questo obiettivo
alla gestione complessiva del territorio, alle attività produttive ed
economiche, alla politica delle infrastrutture. In altre parole legare la
conservazione alla presenza dell’uomo in un continente nel quale le aree
veramente selvagge ormai sono limitate a superfici assai ridotte ma nel quale la
diversità biologica si manifesta ancora a livelli elevatissimi e di grande
importanza, sia dal punto di vista scientifico, sia per la qualità della vita
di tutti i cittadini dell’Unione.
Strategie di Natura 2000 e innovazione nel concetto di
protezione della natura
Natura 2000 nasce, come abbiamo visto, dalle due direttive
comunitarie Uccelli e Habitat, estremamente innovative per quanto riguarda la
legislazione sulla conservazione della natura. Questi due strumenti non solo
hanno colto l’importanza di tutelare gli habitat per proteggere le specie,
recependo in pieno i principi dell’ecologia che vedono le specie animali e
vegetali come un insieme con l’ambiente biotico e abiotico che le circonda, ma
si pongono come obiettivo la costituzione di una rete ecologica organica a
tutela della biodiversità in Europa. Con Natura 2000, si sta costruendo un
sistema di aree strettamente relazionato dal punto di vista funzionale e non un
semplice insieme di territori isolati tra loro e scelti fra i più
rappresentativi. Si attribuisce importanza non solo alle aree ad alta
naturalità ma anche a quei territori contigui, che costituiscono l’anello di
collegamento tra ambiente antropico e ambiente naturale, ed in particolare ai
corridoi ecologici, territori indispensabili per mettere in relazione aree
distanti spazialmente ma vicine per funzionalità ecologica. Possiamo dire che
le due direttive comunitarie sono il prezioso ago e filo indispensabile per
ricucire gli strappi di un territorio, come quello europeo, che ha subito la
frammentazione degli ambienti naturali a favore dell’urbanizzazione, dell’attività
industriale, dell’agricoltura intensiva, delle infrastrutture, ecc.
L’isolamento di habitat e di popolazioni di specie è
pericoloso perché compromette la loro sopravvivenza riducendo l’area minima
vitale. Un concetto questo più facilmente comprensibile se riferito ad esempio
a specie come l’orso o il camoscio appenninico, che trovano una grave minaccia
alla loro sopravvivenza se rimangono isolate in aree protette senza possibilità
di comunicazione con altre aree e con altre popolazioni della loro specie.
La conseguenza pratica è che, per costruire la rete Natura
2000, si devono promuovere interventi che rimuovano le minacce alle specie e
agli habitat e che vadano anche ad intervenire su situazioni ambientali
parzialmente compromesse (ma che abbiano la potenzialità di rinaturalizzarsi).
Conservazione e sviluppo economico
La caratteristica forse più innovativa di questa politica
europea di conservazione è che fornisce l’opportunità di far coincidere le
finalità della conservazione della natura con quelle dello sviluppo economico
che diviene così sostenibile. L’attuazione di progetti di sviluppo all’interno
dei siti può essere prevista e realizzata tenendo conto delle conoscenze
scientifiche e tecniche che diventano garanzia di conservazione. I siti Natura
2000 diventano allora aree nelle quali la realizzazione dello sviluppo
sostenibile e durevole può essere attivamente ricercata e praticata attraverso
progetti integrati che riflettano in modo puntuale le caratteristiche, le
esigenze e le aspettative locali.
Il principio di una programmazione integrata del territorio
caratterizzato da elementi di valore naturalistico è stato affrontato in modo
efficace nell’ambito della programmazione dei fondi strutturali 2000-2006
(attualmente in corso). Tale programmazione ha visto per la prima volta la
definizione di una rete ecologica nazionale che comprende non solo le aree di
importanza comunitaria ma anche quelle nazionali, regionali e locali. Questa
metodologia di programmazione vede la conservazione e lo sviluppo dell’area
naturale come parte di una programmazione più ampia dello sviluppo territoriale
prevedendone quindi la definizione degli interventi sin dalla fase embrionale
della programmazione stessa e non, come è avvenuto in passato, come un’analisi
posteriore alla definizione dei progetti e dei relativi interventi. Si veda in
proposito il fascicolo "La valorizzazione delle risorse ambientali nelle
politiche di sviluppo - la rete ecologica nazionale" pubblicato dal
Ministero dell’Ambiente, Servizio Conservazione della Natura nel novembre
1999.
La biodiversità in Italia
Il nostro Paese è tra quelli che, in ambito europeo ospita,
tra i più elevati valori di biodiversità: la varietà di ambienti presenti, la
posizione centro-mediterranea e la vicinanza con il continente africano, la
presenza di grandi e piccole isole, la storia (geografica, geologica,
biogeografica e dell’uso del territorio) hanno fatto si che in Italia si
verificassero le condizioni necessarie ad ospitare numeri consistenti di specie
animali e vegetali.
La fauna e la flora italiane
Per quanto riguarda le specie animali un quadro completo,
grazie all’iniziativa del Servizio Conservazione Natura ed all’impegno di
numerosi specialisti, è stato ottenuto nel 1994, attraverso il contributo dell’Unione
Europea nell’ambito del Progetto LIFE-Natura 1992/94, con la realizzazione
della Checklist delle specie della Fauna italiana. Quest’opera ha permesso di
evidenziare che in Italia sono presenti oltre 57.000 specie animali di cui
56.168 invertebrati e 1.176 Vertebrati.
Nel complesso quindi in Italia è presente oltre 1/3 delle
specie distribuite in Europa e ciò fa aumentare notevolmente la responsabilità
del nostro Paese per quel che riguarda la conservazione della biodiversità.
Analogamente il patrimonio floristico italiano è di grande
interesse. Esso ammonta a quasi il 50% della flora europea su una superficie di
circa 1/30 di quella del continente. Il numero di specie di piante vascolari
presenti sul territorio nazionale è di 5.599, di cui circa il 13,5 per cento
sono endemiche, ossia esclusive del nostro Paese.
Gli habitat e le specie della direttiva Habitat presenti in
Italia
Questo grande patrimonio di risorse naturali ha fatto si che
l’Italia potesse rivestire un ruolo rilevante tra gli stati europei nell’applicazione
della Direttiva Habitat e della Direttiva Uccelli.
Infatti nel nostro Paese sono presenti circa il 65% degli
habitat indicati nell’allegato I della direttiva Habitat ed anche le specie
animali e vegetali inserite in Allegato II sono in Italia ben rappresentate
(oltre il 30%; cfr. tabella I per un’analisi di dettaglio).
Tabella I. Numero di habitat e di specie elencati nella
direttiva Habitat e presenti nei pSIC italiani. Dati al 30/11/99.
ALLEGATO I
Numero di Habitat Numero
di Habitat presenti in Italia
198 di cui 64 prioritari 129 di cui 31 prioritari
ALLEGATO II
Numero di specie presenti Numero di specie presenti in Italia
Specie Animali Specie Animali
Mammiferi: 41 di cui 12 prioritarie Mammiferi: 22 di cui 5
prioritarie
Rettili: 20 di cui 3 prioritarie Rettili: 9 di cui 1
prioritaria
Anfibi: 23 di cui 3 prioritarie Anfibi: 8 di cui 1
prioritaria
Pesci: 58 di cui 5 prioritarie Pesci: 29 di cui 2 prioritarie
Invertebrati: 79 di cui 6 prioritarie Invertebrati: 27 di cui
4 prioritarie
TOTALE: 221 di cui 29 prioritarie TOTALE: 95 di cui 13
prioritarie
Specie Vegetali Specie Vegetali
Pteridofite: 14 di cui 1 prioritaria Pteridofite: 5 di cui
nessuna prioritaria
Gimnosperme: 1 prioritaria Gimnosperme: 1 prioritaria
Angiosperme: 316 di cui 114 prioritarie Angiosperme: 75 di
cui 28 prioritarie
Briofite: 29 di cui 2 prioritarie Briofite: 2 di cui nessuna
prioritaria
TOTALE: 360 di cui 118 prioritarie TOTALE: 83 di cui 29
prioritarie.
Quanti pSIC e ZPS sono presenti in Italia
Sono state individuate, ad oggi, da parte delle Regioni 2.425
aree che, rispondendo ai requisiti della direttiva Habitat, sono state proposte
dal nostro Paese alla Comunità Europea, come Siti di Importanza Comunitaria (pSIC).
Anche per quel che riguarda la direttiva Uccelli, sono stati
compiuti negli ultimi anni dei significativi passi in avanti e, al 30 novembre
1999, sono state designate dal nostro Paese 267 aree come Zone di Protezione
Speciale (ZPS) e, nel prossimo futuro, altre aree si aggiungeranno alla lista,
essendo già avviata e consolidata una fase di concertazione e collaborazione
con le singole Regioni e Province Autonome.
Come si costruisce Natura 2000
La direttiva Habitat definisce una metodologia comune per
tutti gli Stati membri per individuare, proporre, designare i Siti di Importanza
Comunitaria (SIC). La realizzazione della rete, che avviene innanzitutto sulla
base di informazioni scientifiche, ha permesso tra l’altro il primo grande
sforzo di raccolta standardizzata delle conoscenze naturalistiche finalizzato
alla conservazione della biodiversità in Europa.
Identificazione dei siti
L’articolo 4 della direttiva Habitat permette agli Stati
membri di definire sulla base di criteri chiari (riportati nell’allegato III
della direttiva stessa), la propria lista di Siti di Importanza Comunitaria
proposti (pSIC). I siti vengono individuati sulla base della presenza degli
habitat e delle specie animali e vegetali elencate negli allegati I e II della
direttiva Habitat, ritenuti perciò di importanza comunitaria. In questi
allegati alcuni habitat e specie vengono ritenuti prioritari per la
conservazione della natura a livello europeo e sono contrassegnati con un
asterisco.
La lista viene trasmessa formalmente alla Commissione
Europea, Direzione Generale XI, compilando, per ogni sito individuato, una
scheda standard (il formulario "Natura 2000") completa di cartografia.
Tale scheda è stata elaborata dalla Commissione ed adottata dai rappresentanti
di tutti gli Stati membri nel Comitato Habitat. La trasmissione, sia delle
schede che delle cartografie, avviene su supporto cartaceo, l’unico che ha
valore legale. Parallelamente viene trasmessa anche una copia completa
informatizzata della banca dati.
L’enorme massa di dati confluita da tutti gli Stati membri
alla Commissione viene ritrasmessa, per l’analisi tecnica, all’European
Topic Centre on Nature Conservation (ETC/NC) di Parigi, che lavora per conto
dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) a cui la Commissione ha affidato
la gestione tecnica di Natura 2000. Lo scopo del lavoro dell’ETC/NC è
fondamentalmente quello di verificare che la rete rispetti tre requisiti
fondamentali:
- ospiti un campione sufficientemente grande e rappresentativo di ogni tipo
di habitat e specie per essere in grado di mantenere un favorevole stato di
conservazione al livello di Unione Europea e Regione biogeografica,
assicurando il fatto che le misure di conservazione dentro e fuori i siti
siano effettivamente applicate;
- includa solo siti la cui importanza è a livello comunitario o di Regione
biogeografica;
- rispetti una ripartizione proporzionata tra habitat e specie di interesse
comunitario privilegiando i più rari rispetto a quelli più rappresentati.
Le regioni biogeografiche
L’analisi sulla coerenza e completezza delle informazioni
trasmesse viene svolta, in accordo con i contenuti ecologici di Natura 2000, per
regioni biogeografiche. Le regioni biogeografiche individuate nel territorio
comunitario sono sei: boreale, atlantica, continentale, alpina, mediterranea e
macaronesica. Esse rappresentano la schematizzazione spaziale della
distribuzione degli ambienti e delle specie raggruppate per uniformità di
fattori storico-biologici, geografici, geologici, climatici e biotici in grado
di condizionare la distribuzione geografica degli esseri viventi. L’Italia è
interessata dalla presenza di tre regioni biogeografiche: alpina, continentale e
mediterranea.
I seminari biogeografici
Per ogni regione biogeografica l’European Topic Center
organizza una serie di seminari scientifici della durata di più giorni. Ai
seminari biogeografici partecipano i rappresentanti amministrativi e scientifici
delle autorità nazionali competenti degli Stati membri interessati alla regione
in discussione, in genere i rappresentanti dei ministeri dell’Ambiente, i
rappresentanti della Commissione Europea e dell’ETC/NC, oltre ad esperti
indipendenti nominati dalla Commissione Europea stessa e a rappresentanti delle
Organizzazioni non Governative di livello europeo. Gli esperti indipendenti e i
rappresentanti delle ONG esercitano in maniera autonoma la funzione di verifica
delle informazioni e possono stimolare gli Stati membri a svolgere il miglior
lavoro possibile.
Durante i lavori dei seminari biogeografici vengono vagliate
le liste di habitat e specie presenti nella parte di regione biogeografica all’interno
di ogni Stato membro e valutata la rappresentatività sufficienza dei siti
presentati per la tutela complessiva dell’habitat o della specie a livello
comunitario. Nel caso venga riscontrata una insufficienza nella lista dei siti
presentati per un habitat o una specie in uno Stato questo viene invitato a
migliorare la propria partecipazione alla rete verificando la presenza dell’elemento
naturalistico sottorappresentato in siti già proposti o proponendone di nuovi.
Il procedimento è basato sulla trasmissione e lo scambio di
documenti ufficiali (quali formulari "Natura 2000" e cartografie su
carta) inviate dagli Stati membri e depositate presso la Commissione europea (DG
XI) e documenti di lavoro quali minischede dei siti, liste di riferimento di
habitat e specie presenti nei vari Stati, cartografie di distribuzione degli
habitat e delle specie, etc., elaborati appositamente dall’ETC/NC e trasmessi
dalla Commissione agli Stati Membri.
Fino a novembre 1999, per quanto attiene il territorio
italiano, si sono svolti due seminari per ciascuna delle regioni biogeografiche
alpina e mediterranea. Per marzo 2000 è previsto il primo seminario per la
regione biogeografica continentale.
I termine previsto dalla direttiva Habitat per il
completamento del lavoro di verifica e selezione dei siti era il giugno 1998.
Alcuni Stati hanno consegnato i loro dati con molto ritardo ed altri sono
entrati solo recentemente nell’Unione, rallentando così notevolmente la
tabella di marcia. L’Italia ha svolto il proprio lavoro di identificazione e
proposta dei siti secondo i tempi richiesti e partecipa regolarmente ai seminari
biogeografici fornendo dati ed integrazioni richieste sempre entro i termini
prefissati e svolgendo un lavoro di prim’ordine a livello europeo.
La lista ufficiale dei SIC
Al termine dei lavori dei seminari biogeografici si giunge
alla definizione di una lista ufficiale di Siti di Importanza Comunitaria per
ogni regione biogeografica. Tale lista deve essere approvata dal citato
"Comitato Habitat", che si riunisce a Bruxelles presso la Commissione
Europea e che ha la funzione di gestire l’applicazione della direttiva
discutendone i diversi aspetti con la partecipazione dei rappresentanti degli
Stati membri. Entro sei anni dall’approvazione della lista, gli Stati membri
(per l’Italia il Ministero dell’Ambiente), devono ufficialmente designare
tali siti come Zone Speciali di Conservazione (ZSC), sancendone così l’entrata
nella rete Natura 2000.
Il caso particolare delle Zone di Protezione Speciale
Un cammino diverso, derivando da una normativa differente, si
adotta per l’identificazione e la designazione delle Zone di Protezione
Speciale previste dalla direttiva Uccelli recepita dalla legge nazionale n.
157/92.
La Commissione Europea negli anni ‘80 ha commissionato un’analisi
della distribuzione dei siti importanti per la tutela delle specie di uccelli in
tutti gli Stati dell’Unione (Important Bird Areas, IBA). Tale lavoro è stato
successivamente pubblicato dall’International Council for Bird Preservation
(ora Birdlife International) con il titolo "Important Bird Areas in Europe"
(ICBP Technical Publication No. 9, 1989). Questo elenco è il riferimento legale
per la Commissione rispetto alle aree che ogni Stato è tenuto a designare come
ZPS. In caso di insufficiente designazione di ZPS da parte di uno Stato la
Commissione può attivare una procedura di infrazione contro lo Stato membro.
In Italia l’individuazione delle aree viene svolta dalle
Regioni, che ne richiedono successivamente la designazione al Ministero dell’Ambiente,
Servizio Conservazione della Natura presentando un formulario Natura 2000
correttamente compilato e la cartografia del sito o della serie di siti
proposti. Dopo la verifica della completezza e congruenza delle informazioni
trasmesse il Servizio passa la documentazione al Ministro che, con proprio atto,
trasmette la lettera di designazione, le schede e le cartografie alla
Commissione Europea, tramite la Rappresentanza Permanente Italiana.
Dalla data di designazione con lettera del Ministro le Zone
di Protezione Speciale entrano automaticamente a far parte della rete Natura
2000 e su di esse si applicano pienamente le indicazioni della direttiva Habitat
in termini di tutela e gestione.
L’individuazione dei SIC in Italia e il programma Bioitaly
L’Italia, dal 1995 al 1997 ha individuato le aree
proponibili come SIC, nel proprio territorio nazionale, attraverso il programma
"Bioitaly" (cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del
programma LIFE Natura 1994) stipulato tra il Ministero dell’Ambiente -
Servizio Conservazione della Natura, e le Regioni e Provincie Autonome. Queste
ultime si sono avvalse della collaborazione scientifica della Società Botanica
Italiana (SBI), dell’Unione Zoologica Italiana (UZI) e della Società Italiana
di Ecologia (SItE) mediante propri referenti regionali che hanno coordinato l’attività
dei numerosi rilevatori di campo.
L’Italia ha trasmesso i propri dati alla Commissione
Europea il 30 giugno 1997, nei termini previsti.
La banca dati informatizzata, i formulari cartacei Natura
2000 e le relative cartografie sono disponibili presso le Amministrazioni
regionali competenti e presso il Servizio Conservazione della Natura del
Ministero dell’Ambiente.
Il manuale di interpretazione degli habitat
Mentre per l’identificazione delle specie della direttiva
esistono termini di riferimento certi, sulla base della letteratura scientifica,
ciò non è altrettanto vero per gli habitat, la cui definizione è assai più
dibattuta. Per ovviare a questo problema nel 1996 la Commissione Europea (DG XI)
ha pubblicato un "Manuale di interpretazione degli Habitat dell’Unione
Europea", nel quale sono contenuti gli elementi di identificazione di tutti
gli habitat riportati nell’allegato I della direttiva Habitat. Questo manuale
rappresenta Il manuale rappresenta un fondamentale strumento di riferimento.
Esso è disponibile in lingua inglese e francese nel sito Internet della
Commissione Europea, DG XI all’indirizzo: http://europa.eu.int/comm/dg11/nature/home.htm
Prima di Natura 2000
Lo scenario che ha portato alla formulazione della Rete
Natura 2000 pone le fondamenta di conoscenza scientifica nel progetto "CORINE
Biotopes" che dal 1985 al 1991 ha portato ad una prima ricognizione su base
bibliografica, delle valenze naturalistiche presenti sul territorio europeo. Il
progetto CORINE, ha avviato il processo di informatizzazione e standardizzazione
dei dati provenienti dai diversi Paesi, attraverso la costruzione di sistemi
gerarchici di riferimento. Mentre per le specie era già acquisita la struttura
univoca del binomio linneano (il sistema inventato da Linneo di descrivere
piante e animali con i due nomi del genere e della specie) , per quanto riguarda
gli habitat le conoscenze sono molto eterogenee. Tuttavia la tradizione europea
della "fitosociologia" (la scienza che descrive la vegetazione
attraverso l’individuazione e la descrizione di tipologie ben definite) ha
rappresentato un grande aiuto per la definizione degli ambienti naturali e
seminaturali, caratterizzati per lo più da tipologie vegetazionali. La
classificazione degli Habitat del progetto CORINE è definita da un sistema
gerarchico che, oltre a fornire una flessibilità strutturale (è infatti
possibile inserire facilmente nuove voci), permette di rispondere alle diverse
realtà esistenti nel territorio (sistemi costieri, praterie, foreste, ecc..).
Per la formulazione degli allegati della direttiva Habitat,
un maggiore sforzo è stato compiuto per quegli habitat e specie particolarmente
minacciati a livello comunitario e/o caratterizzati dalla presenza di specie di
interesse comunitario per i quali è stato istituito un nuovo codice di
classificazione, denominato "codice Natura 2000". Nel corso degli
anni, anche nell’ambito dell’ampliamento delle conoscenze sulla
biodiversità europea, la classificazione degli habitat, che continua a
svilupparsi anche al di fuori del territorio comunitario, è in fase di
revisione attraverso il programma EUNIS (European Nature Information System).
L’integrazione degli allegati
Il progetto "Bioitaly", oltre alla parte di
interesse comunitario, per la quale ha usufruito di un cofinanziamento erogato
dalla Commissione europea, nell’ambito di un progetto "Life Natura"
del 1994, ha svolto anche un censimento di aree, habitat e specie di particolare
interesse a livello nazionale e regionale.
Quest’ultima fase, che ha contribuito a migliorare le
conoscenze relative al territorio nazionale, ha rappresentato anche un punto di
partenza per proporre l’inserimento di nuovi habitat e specie negli allegati
della direttiva. Infatti in Italia, come peraltro in altri Stati membri, l’elenco
degli habitat e delle specie di interesse comunitario degli allegati della
direttiva non è ritenuto dagli esperti completo e soddisfacente in funzione del
contributo che ogni Paese apporta alla creazione della rete Natura 2000. Il
Ministero dell’Ambiente – Servizio Conservazione della Natura, in
collaborazione con SBI ed UZI sta lavorando ad un primo elenco di 72 Habitat (di
cui 47 prioritari) e di circa 200 specie vegetali (di cui 70 prioritarie) e
circa 150 specie animali da proporre come integrazioni degli allegati.
Formalmente, sarà possibile passare alla modifica degli allegati solo quando
sarà conclusa la prima fase della costituzione della Rete Natura 2000, che
avverrà in base agli elenchi attuali, sicuramente dopo il 2004.
La Newsletter
Per garantire una efficace circolazione delle informazioni
sull’avanzamento dei lavori per la creazione della rete Natura 2000 la
Commissione Europea (DG XI) pubblica e distribuisce gratuitamente la Newsletter
Natura 2000 con cadenza quadrimestrale. Nella Newsletter, attraverso il
"Natura barometer" vengono registrati i progressi svolti dai singoli
Stati, recensite e divulgate pubblicazioni su Natura 2000 e progetti Life -
Natura. La Newsletter viene spedita gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta
all’indirizzo: DG XI.D.2, TRMF 02/04, European Commission, 200 Rue de la Loi,
B-1049, Brussels. Fax: 00322 296 9556, ed è disponibile su Internet al sito
della Commissione.
La gestione della rete
Come abbiamo visto lo scopo della rete Natura 2000 è il
mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle
specie indicati negli allegati delle direttive Habitat e Uccelli. I metodi per
conseguire questo scopo vengono lasciati sostanzialmente decidere ai singoli
Stati membri e agli enti che gestiscono le aree. La direttiva Habitat, all’articolo
6, prevede infatti che solamente gli Stati stabiliscano le misure di
conservazione necessarie, predisponendo, se del caso, dei piani di gestione per
le aree, specifici o integrati con altri piani di gestione del territorio. Gli
Stati devono altresì adottare le misure più idonee per evitare nelle Zone
Speciali di Conservazione e nelle Zone di Protezione Speciale il degrado degli
habitat e la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate,
nella misura in cui tali perturbazioni potrebbero avere un impatto negativo
rispetto agli obiettivi generali ricordati all’inizio di questo paragrafo.
La valutazione di incidenza
Nel caso che nel sito si vogliano realizzare nuove opere,
piani o progetti, si dovrà realizzare una valutazione dell’incidenza di tali
azioni rispetto agli obiettivi di conservazione prefissati. Se tale valutazione
porta alla conclusione che l’attività prevista non arreca danno essa potrà
essere realizzata dietro autorizzazione della competente autorità nazionale. Se
poi l’opera, il piano o il progetto, pur arrecando un danno devono comunque
essere realizzati per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi
i motivi di natura sociale o economica, lo Stato membro è tenuto ad adottare le
misure di compensazione del danno (ad esempio la ricostituzione dell’habitat
danneggiato in un’area adiacente) tali da garantire che sia tutelata la
coerenza globale di Natura 2000.
Nel caso che l’attività debba essere svolta in un sito che
ospita habitat o specie la cui conservazione è considerata prioritaria a
livello europeo, essa potrà essere realizzata solamente in considerazione di
motivi connessi alla salute dell’uomo, alla sicurezza pubblica o, previo
parere della Commissione Europea, per altri motivi imperativi di rilevante
interesse pubblico. (Articolo 6 della direttiva Habitat e articolo 5 del
Regolamento di attuazione).
Libertà di gestione
Agli Stati membri viene lasciata la massima libertà di
decidere quali norme applicare nella gestione dei siti, fatto salvo il principio
generale della necessità di conservare in uno stato soddisfacente habitat e
specie. Ciò permette di adattare la gestione dei singoli siti (o di sistemi di
essi caratterizzati per la loro uniformità ecologica, territoriale, biologica,
produttiva o altro) alle realtà locali, alle esigenze delle popolazioni e alle
esigenze di specie ed habitat.
Le attività, ad esempio, che vengono condotte all’interno
dei siti individuati non vengono ristrette in alcun modo esplicito. Anzi, è
bene sottolinearlo, molte attività produttive, spesso legate all’agricoltura
o all’allevamento, devono essere attivamente sostenute anche contrastando la
tendenza all’abbandono delle terre, proprio perché dalla loro esistenza
dipende spesso la presenza di quei valori naturalistici per i quali il sito è
stato individuato e ritenuto di importanza comunitaria.
La direttiva dunque non prevede in modo esplicito alcuna
norma o vincolo, come la costruzione di nuove strade o edifici, il divieto di
caccia, il divieto di accesso a mezzi motorizzati o a piedi o altro, come invece
avviene nei parchi nazionali o nelle altre aree protette di livello statale o
regionale. L’eventuale utilizzo di tali vincoli potrà essere deciso, se
ritenuto opportuno, caso per caso sulla base delle condizioni, delle
caratteristiche del sito e delle esigenze locali. Uno degli aspetti innovativi
della direttiva è invece il fatto che obbliga a ragionare sulla gestione dei
siti mettendo insieme le diverse esigenze, di conservazione, di fruizione e di
sviluppo economico.
I piani di gestione
Evidentemente il modo migliore per decidere tutto questo,
come consiglia anche la direttiva, è preparare un piano di gestione del sito o
per gruppi di siti. Anche in questo senso la direttiva non impone alcun vincolo
particolare lasciando la libertà di agire nel modo ritenuto più opportuno.
Lo Stato italiano, nella sua normativa nazionale di
recepimento della direttiva Habitat (il regolamento di attuazione, DPR n.
357/97) ha previsto alcuni contenuti obbligatori della relazione per la
valutazione di incidenza di piani e progetti ed ha specificato quali piani e
progetti devono essere soggetti a valutazione di incidenza e quali ad una vera e
propria Valutazione di Impatto Ambientale, da redigere secondo la normativa
comunitaria e nazionale.
Inoltre il Servizio Conservazione della Natura del Ministero
dell’Ambiente sta attivamente lavorando, anche grazie al cofinanziamento della
Commissione Europea di un progetto LIFE Natura 1999, per definire le linee guida
generali per la redazione dei piani di gestione secondo le diverse tipologie dei
siti e predisporre piani di gestione pilota per nove siti scelti in modo da
rappresentare la varietà di situazioni presenti sul territorio italiano. Tali
strumenti rappresenteranno a breve un riferimento fondamentale per la gestione
del gran numero di siti Natura 2000 presenti nel nostro Paese.
La tutela dei siti al termine del processo di designazione
Lo stato di avanzamento della designazione dei Siti di
Importanza Comunitaria e della Zone di Protezione Speciale come detto
precedentemente (si veda il paragrafo "Come si costruisce la rete"):
le Zone di Protezione Speciale fanno già parte di Natura 2000 dal momento della
loro designazione mentre per i Siti di Importanza Comunitaria si dovrà
aspettare la definizione delle liste ufficiali e la designazione dei siti da
parte del Ministro dell’Ambiente.
Per quanto riguarda le ZPS le Regioni e Provincie Autonome
sono tenute ad adottare entro sei mesi dalla designazione le misure di
conservazione necessarie che implicano se del caso la redazione di piani di
gestione specifici o integrati con altri piani di sviluppo e le opportune misure
contrattuali, regolamentari e amministrative che siano conformi alle esigenze
ecologiche dei tipi di habitat naturali e delle specie degli allegati della
direttiva Habitat. Qualora le ZPS ricadano in aree naturali protette si
applicano le misure di conservazione per queste previste dalla normativa vigente
(articolo 4 del regolamento DPR 8 settembre 1997 n. 357 recante attuazione della
direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e
seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, pubblicato sulla
G.U. serie generale n. 248 del 23 ottobre 1997).
Per la tutela dei SIC, una volta che questi saranno
ufficialmente designati come Zone Speciali di Conservazione, valgono le stesse
norme ed inoltre, entro tre mesi dall’inclusione nella lista ufficiale le
Regioni e le Provincie autonome dovranno adottare le opportune misure per
evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonché la
perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in
cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto
riguarda gli obiettivi del citato regolamento.
Che succede nel frattempo
Fino alla redazione delle liste ufficiali, pur non essendo i
pSIC definitivamente inseriti nella rete essi devono comunque essere tutelati.
Ciò è previsto dal Trattato dell’Unione, secondo i principi del quale non è
possibile che uno Stato proponga da una parte dei siti per l’inclusione in
Natura 2000, riconoscendone così il valore naturalistico, e dall’altra
conduca attività che danneggiano i valori per i quali i siti sono stati
identificati. A questo proposito esiste ormai una serie di precedenti legali
dell’Unione secondo i quali la Commissione può attivare procedure di
infrazione contro lo Stato membro che adotti un comportamento così
contraddittorio.
Bisogna inoltre considerare che la Commissione Europea
finanzia, attraverso lo strumento LIFE Natura, progetti di tutela e
valorizzazione dei siti, riconoscendone così l’esistenza e il valore. Nel
caso il sito interessato dal progetto venga danneggiato la Commissione può
revocare l’erogazione del finanziamento. Esistono inoltre precedenti
comunitari che permettono di sospendere anche finanziamenti europei di diversa
origine quando questi vengano utilizzati in modo da danneggiare i siti proposti
o designati.
Gli strumenti finanziari per la gestione di Natura 2000
L’assunto individuabile dagli obiettivi definiti dalle
direttive comunitarie e dalle convenzioni internazionali in materia di
conservazione della biodiversità risulta oggi più che mai essere quello
relativo alla necessità di prevedere una programmazione territoriale nella
quale l’obiettivo della tutela della biodiversità deve rientrare in modo
trasversale in tutti gli strumenti economici, nazionali e comunitari finalizzati
allo sviluppo del territorio nel suo complesso.
In attesa che tale impostazione di pianificazione integrata
divenga consueta, ad oggi è possibile individuare un solo strumento
direttamente dedicato alla realizzazione della Rete Natura 2000, ossia LIFE –
Natura. Tale strumento dispone infatti il sostegno ad azioni finalizzate alla
conservazione degli habitat naturali e della flora e fauna di interesse
comunitario.
Tuttavia nella panoramica nazionale e comunitaria degli
strumenti ai quali poter comunque ricorrere per la realizzazione di interventi
per la tutela e conservazione della biodiversità troviamo anche:
- il V° Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo Tecnologico 1999-2002 (DG
XII) -. Il programma prevede al suo interno una serie di azioni tematiche,
tra cui anche "protezione dell’ecosistema" che sostiene
iniziative di ricerca finalizzate al miglioramento della gestione delle
risorse;
- i Fondi strutturali 2000/2006. La destinazione dell’utilizzo di tali
strumenti comunitari di cofinanziamento è attualmente in fase di
definizione. Tuttavia dalle prime bozze dei Programmi regionali (al momento
limitatamente alle Ragioni del Mezzogiorno) è possibile individuare la
presenza di diverse iniziative finalizzate alla tutela e valorizzazione
delle aree naturali protette tra cui i siti di importanza comunitaria (SIC).
LIFE Natura in Italia
L’Italia è tra i Paesi dell’Unione ai primissimi posti
in termini di utilizzo della risorsa finanziaria LIFE Natura. Dal 1992 al 1999
sono stati 107 i progetti finanziati, per un totale di oltre 60 miliardi di
finanziamenti europei, ai quali si deve aggiungere la quota di cofinanziamento
nazionale, in genere pari al cinquanta per cento. Tutte risorse investite in
conservazione della natura.
Gli interventi finanziati sono di vario tipo, anche se è
possibile individuare alcuni filoni di attività più comuni. La tutela e il
recupero delle zone umide è un filone che ha visto una notevole attività, con
numerosi progetti, in corso o già conclusi ad esempio sul delta del Po, l’oasi
di Alviano, gli habitat acquatici della provincia di Siena, gli stagni di
Trapani e Marsala, l’area delle Cesine in Puglia, le valli del Mincio, le zone
umide di Cagliari e di altre parti della Sardegna, palude Brabbia, Massaciuccoli,
il Tevere-Farfa, il Ticino, il Taro, ecc.
Un altro settore di intervento è stato a favore dei parchi
nazionali ed altre aree protette, come sul delta del Po, il parco nazionale del
Circeo, interventi di salvaguardia della biodiversità dei parchi della Val
Grande, Pollino, Stelvio, Arcipelago Toscano, Aspromonte, Gennargentu. Anche le
riserve e i parchi regionali hanno utilizzato i fondi comunitari ed investito di
tasca propria per azioni urgenti di tutela e gestione.
Ai grandi mammiferi, spesso specie prioritarie, sono stati
dedicati numerosi progetti. Lupo e orso innanzitutto, relativamente ai diversi
siti di presenza sulle Alpi e sugli Appennini (tra cui il progetto di
ripopolamento dell’orso sull’Adamello-Brenta. Un progetto si è dedicato
alla reintroduzione del camoscio d’Abruzzo nel parco nazionale del Gran Sasso.
Molti altri progetti hanno poi riguardato habitat
particolari, come le dune, le faggete con tasso e le abetine relitte dell’Appennino,
o altre specie minacciate, come pipistrelli, uccelli rapaci, anfibi e
invertebrati.
Diversi progetti infine hanno dedicato una parte delle loro
energie alla redazione di piani di gestione
dei siti. Un contributo questo che viene tenuto in conto dal
Servizio Conservazione Natura nel proprio lavoro (anch’esso finanziato con un
progetto LIFE Natura 1999) di redazione di linee guida e di piani pilota per
alcuni siti.
In diversi casi le esperienze conseguite su progetti simili
(ad esempio progetti sull’orso o i pipistrelli) vengono scambiate a livello
europeo organizzando appositi seminari ai quali partecipano i beneficiari dei
progetti creando delle reti di informazione che valorizzano e ottimizzano l’utilizzo
delle risorse umane e finanziarie.
Maggiori informazioni sui progetti LIFE Natura, compresa la
scheda di presentazione dei progetti e la guida alla compilazione, l’elenco e
le caratteristiche principali dei progetti finanziati nei vari Paesi dell’Unione
è disponibile al sito Internet della Commissione Europea, DG XI: http://europa.eu.int/comm/dg11/nature/home.htm
Riferimenti
Normativa di riferimento
Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla
conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della
fauna selvatiche. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee
n. 206 del 22-7-92 (Il testo della direttiva Habitat, con allegati).
Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla
conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e
della fauna selvatiche. Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre
1997, n. 357. (Il testo del regolamento di attuazione in Italia della
direttiva habitat, contiene anche le indicazioni per la redazione della
valutazione di incidenza di piani e progetti sui siti)
Modificazioni degli allegati A e B del decreto del Presidente della
Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, in attuazione della direttiva 97/62/CE
del Consiglio, recante adeguamento al progresso tecnico e scientifico della
direttiva 92/43/CEE. Decreto del Ministro dell’Ambiente 20 gennaio 1999,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale,
n. 23 del 9 febbraio 1999. (Riporta gli elenchi di habitat e specie aggiornati
dopo l’accesso nell’Unione di alcuni nuovi Stati).
Direttiva del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli
uccelli selvatici (79/409/CEE), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle
Comunità Europee n. 103 del 25 aprile 1979. (Il testo della direttiva
Uccelli, con allegati).
Direttiva della Commissione del 6 marzo 1991 che modifica la direttiva
79/409/CEE del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici
(91/244/CEE), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana,
II serie speciale, n. 45 del 13 giugno 1991. (Riporta modifiche degli allegati
della direttiva Uccelli)
Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo
venatorio. Legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, pubblicata sulla Gazzetta
Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, n. 46 del 25 febbraio
1992.
Sentenza della Corte Costituzionale n. 425 del 27 ottobre - 10 novembre
1999, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, serie speciale, n. 46 del 17
novembre 1999.
Riferimenti bibliografici essenziali
- Manuel d’interpretation des habitats de l’union européenne. Doc. NAT
96/2 Final - Version EUR 15. Commission Européenne, DG XI, Environnement,
Sécurité Nucleaire et Protection Civile. (Il manuale di interpretazione
degli habitat della direttiva omonima, disponibile anche in lingua inglese.
Può essere scaricato dal sito Internet della Commissione Europea, DG XI all’indirizzo:
http://europa.eu.int/comm/dg11/nature/home.htm o richiesto all’indirizzo
della Commissione stessa: DG XI.D.2, TRMF 02/04, European Commission, 200 Rue
de la Loi, B-1049, Brussels. Fax: 00322 296 9556).
- Minelli A., Ruffo S., La Posta S. - Checklist delle specie della fauna
italiana. Calderini, Bologna. 1993-1995. L’opera contiene la lista completa,
con alcune informazioni, di tutte le specie della fauna italiana, compilata da
specialisti di ogni gruppo. Si compone di 110 fascicoli pubblicati in
volumetti. E’ anche possibile scaricare gratuitamente in formato Word 6 per
Windows i fascicoli della Checklist dal sito Internet del Servizio
Conservazione della natura: www.scn.minambiente.it/bacheca/home.htm (cercare
fra i documenti).
- "La valorizzazione delle risorse ambientali nelle politiche di sviluppo
- la rete ecologica nazionale" pubblicato dal Ministero dell’Ambiente,
Servizio Conservazione della Natura, novembre 1999.
Riferimenti istituzionali
- Nel sito Internet della Commissione Europea, DG XI (http://europa.eu.int/comm/dg11/nature/home.htm)
è possibile trovare informazioni sulla rete Natura 2000, scaricare copie
delle Newsletter in formato Adobe Acrobat reader, scaricare il manuale di
interpretazione degli habitat e i testi delle direttive, scaricare il
formulario per la presentazione dei progetti LIFE Natura ed il relativo
manuale di compilazione ed altro.
- Nel sito internet del Servizio Conservazione della Natura
(www.scn.minambiente,it) è disponibile l’elenco completo dei Siti di
Importanza Comunitaria Proposti e delle Zone di Protezione Speciale, oltre
ovviamente ad informazioni sulle attività del servizio, il sistema delle aree
protette, le altre attività internazionali.
- Il Gruppo di lavoro Natura 2000 è stato costituito all’interno del
Servizio Conservazione della Natura. Si occupa della individuazione e
designazione di SIC e ZPS e più in generale dell’applicazione della
direttiva Habitat in Italia. E’ possibile scrivere (Gruppo Natura 2000,
Servizio Conservazione della natura, Ministero dell’Ambiente, Via Capitan
Bavastro 174, 00154 Roma), spedire fax (06-57228577, all’attenzione del
Gruppo Natura 2000), telefonare (06-57228266) o spedire posta elettronica
(natura2000@mail.scn.minambiente.it).
- Comunità Ambiente è il team esterno della Commissione Europea che si
occupa dei progetti LIFE Natura, fornendo supporto tecnico nella redazione
degli stessi. Comunità Ambiente, Via della Lungara 1, 00165 Roma, tel.
06-5806070.
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