Natura 2000 in Italia

Servizio Conservazione della Natura

Ministero dell’Ambiente

dicembre 1999

Presentazione

La creazione della rete europea di aree protette Natura 2000 e più in generale la realizzazione delle previsioni della direttiva 92/43/CEE "Habitat" ha fornito un impulso di grande rilievo alla politica della conservazione della natura europea. Oltre al più ovvio risultato, il coinvolgimento diretto degli Stati membri e delle Amministrazioni locali nella edificazione di una rete coordinata di aree tutelate di importanza comunitaria, meritano di essere evidenziati i risultati collegati messi a frutto a livello nazionale.

L’individuazione dei siti da proporre è stata infatti realizzata in Italia dalle singole Regioni e Provincie autonome in un processo coordinato a livello centrale che ha posto le basi per un rapporto estremamente positivo che continua ad esprimersi anche dopo il lavoro di individuazione nelle fasi successive di tutela, gestione ed attivazione di piani e progetti di sviluppo sostenibile.

La creazione di natura 2000 è stata anche l’occasione per strutturare una rete di referenti scientifici di supporto alle Amministrazioni regionali e coordinati dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con le associazioni scientifiche italiane di eccellenza, l’Unione Zoologica Italiana, la Società Botanica Italiana, la Società Italiana di Ecologia, che continua a produrre risultati in termini di verifica e aggiornamento dei dati ed è stata coinvolta in una ricca serie di attività volte al miglioramento delle conoscenze naturalistiche sul territorio nazionale. Dalla realizzazione delle checklist delle specie, alla descrizione della trama vegetazionale del territorio, alla realizzazione di banche dati sulla distribuzione delle specie all’avvio di progetti di monitoraggio sul patrimonio naturalistico, alla realizzazione di pubblicazioni e contributi scientifici e divulgativi.

Infine avere a disposizione i dati del progetto Bioitaly, con il quale è stato svolto il lavoro di identificazione dei Siti di Importanza Comunitaria proposti, è un risultato di grande livello scientifico che viene continuamente utilizzato nelle attività del Ministero dell’Ambiente, dalla valutazione di impatto ambientale alla perimetrazione dei nuovi parchi nazionali e delle aree protette regionali nonché alla definizione di linee guida per la programmazione territoriale integrata sensibile sin dalle prime fasi a tali realtà naturali.

La rete Natura 2000 ha rappresentato dunque uno stimolo e costituisce una sfida per rendere concrete forme di sviluppo sostenibile conferendo un ruolo di protagonisti alle comunità locali. Alla conoscenza dei processi attraverso i quali questo obiettivo viene ricercato è dedicato questo fascicolo, realizzato dal Servizio Conservazione della Natura

Il Ministro dell’Ambiente

Sen. Edo Ronchi

Premessa

Questo fascicolo vuole essere un contributo alla conoscenza della rete Natura 2000 e più in generale delle previsioni della direttiva Habitat, una direttiva che apre prospettive importanti per l’obiettivo della conservazione della diversità biologica europea.

Il tentativo che abbiamo realizzato è stato di fornire un quadro il più possibile completo delle modalità di creazione della rete, dalla identificazione dei siti alla loro designazione, alla gestione e tutela dei siti stessi, alle possibilità di azione delle comunità locali, alle opportunità di sostegno che la Commissione Europea mette a disposizione in questo settore.

Nella redazione dei testi e della grafica di corredo si è cercato di fornire un’immagine aggiornata della situazione e di rispondere ai quesiti che, in base all’esperienza acquisita in questi anni dal Servizio Conservazione della Natura, più frequentemente vengono posti dalle amministrazioni competenti e dai cittadini.

Non pretendiamo certo di aver esaurito l’argomento, che è oggetto di una intensa attività in tutta l’Unione Europea e terreno di sperimentazione e verifica, ma, per il momento, solo di rispondere alle esigenze più immediate in questa fase.

Il Direttore Generale

Servizio Conservazione della Natura

Dott. Aldo Cosentino

 

Indice

Presentazione

Premessa

Cos’è Natura 2000

La direttiva Habitat

La direttiva Uccelli

Una sfida per il futuro

Strategie di Natura 2000 e innovazione nel concetto di protezione della natura

Conservazione e sviluppo economico

La biodiversità in Italia

La fauna e la flora italiane

Gli habitat e le specie della direttiva Habitat presenti in Italia

Quanti SIC e ZPS sono presenti in Italia

Come si costruisce Natura 2000

Identificazione dei siti

Le regioni biogeografiche

I seminari biogeografici

La lista ufficiale dei SIC

Il caso particolare delle Zone di Protezione Speciale

L’identificazione dei SIC in Italia e il programma Bioitaly

Il manuale di interpretazione degli habitat

L’integrazione degli allegati

La Newsletter

La gestione di Natura 2000

la valutazione di incidenza

Libertà di gestione

I piani di gestione

La tutela dei siti al termine del processo di designazione

Che succede nel frattempo

Gli strumenti finanziari per la gestione di Natura 2000

Life Natura in Italia

Riferimenti

Normativa di riferimento

Riferimenti bibliografici

Riferimenti istituzionali

Cos’è Natura 2000

Natura 2000 è il nome che il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea ha assegnato ad un sistema coordinato e coerente (una "rete") di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell’Unione stessa ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e specie animali e vegetali indicati negli allegati I e II della direttiva "Habitat".

La direttiva "Habitat"

La creazione della rete Natura 2000 è infatti prevista dalla direttiva europea n. 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla "conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche", comunemente denominata direttiva "Habitat". L’obiettivo della direttiva è però più vasto della sola creazione della rete, avendo come scopo dichiarato di contribuire a salvaguardare la biodiversità mediante attività di conservazione non solo all’interno delle aree che costituiscono la rete Natura 2000 ma anche con misure di tutela diretta delle specie la cui conservazione è considerata un interesse comune di tutta l’Unione. Il recepimento della direttiva è avvenuto in Italia nel 1997 attraverso il Regolamento D.P.R. 8 settembre 1997 n. 357.

La conservazione della biodiversità europea viene realizzata tenendo conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali. Ciò costituisce una forte innovazione nella politica del settore in Europa. In altre parole si vuole favorire l’integrazione della tutela di habitat e specie animali e vegetali con le attività economiche e con le esigenze sociali e culturali delle popolazioni che vivono all’interno delle aree che fanno parte della rete Natura 2000.

Il valore delle aree seminaturali

Nello stesso titolo della direttiva Habitat viene specificato l’obiettivo di conservare non solo gli habitat naturali (quelli meno modificati dall’uomo) ma anche quelli seminaturali (come le aree ad agricoltura tradizionale, i boschi utilizzati, i pascoli, ecc.). Con ciò viene riconosciuto il valore, per la conservazione della biodiversità a livello europeo, di tutte quelle aree nelle quali la secolare presenza dell’uomo e delle sue attività tradizionali ha permesso il mantenimento di un equilibrio tra uomo e natura. Alle aree agricole ad esempio sono legate numerose specie animali e vegetali ormai rare e minacciate per la cui sopravvivenza è necessaria la prosecuzione e la valorizzazione delle attività tradizionali, come il pascolo o l’agricoltura non intensiva.

La direttiva "Uccelli"

La direttiva Habitat ha creato per la prima volta un quadro di riferimento per la conservazione della natura in tutti gli Stati dell’Unione. In realtà però non è la prima direttiva comunitaria che si occupa di questa materia. E’ del 1979 infatti un’altra importante direttiva, che rimane in vigore e si integra all’interno delle previsioni della direttiva Habitat, la cosiddetta direttiva "Uccelli" (79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici). Anche questa prevede da una parte una serie di azioni per la conservazione di numerose specie di uccelli, indicate negli allegati della direttiva stessa, e dall’altra l’individuazione da parte degli Stati membri dell’Unione di aree da destinarsi alla loro conservazione, le cosiddette Zone di Protezione Speciale (ZPS). Già a suo tempo dunque la direttiva Uccelli ha posto le basi per la creazione di una prima rete europea di aree protette, in quel caso specificamente destinata alla tutela delle specie minacciate di uccelli e dei loro habitat.

Una sfida per il futuro

In considerazione dell’esistenza di questa rete e della relativa normativa la direttiva Habitat non comprende nei suoi allegati gli uccelli ma rimanda alla direttiva omonima, stabilendo chiaramente però che le Zone di Protezione Speciale fanno anche loro parte della rete.

Natura 2000 è composta perciò di due tipi di aree che, come vedremo, possono avere diverse relazioni spaziali tra loro, dalla totale sovrapposizione alla completa separazione a seconda dei casi: le Zone di Protezione Speciale previste dalla direttiva Uccelli e le Zone Speciali di Conservazione previste dalla direttiva Habitat. Queste ultime assumono tale denominazione solo al termine del processo di selezione e designazione. Fino ad allora vengono indicate come Siti di Importanza Comunitaria proposti (pSIC).

Natura 2000 è in conclusione una sfida che l’Europa ha deciso di affrontare per conservare la natura del continente per le future generazioni, riconoscendo l’esigenza fondamentale di legare questo obiettivo alla gestione complessiva del territorio, alle attività produttive ed economiche, alla politica delle infrastrutture. In altre parole legare la conservazione alla presenza dell’uomo in un continente nel quale le aree veramente selvagge ormai sono limitate a superfici assai ridotte ma nel quale la diversità biologica si manifesta ancora a livelli elevatissimi e di grande importanza, sia dal punto di vista scientifico, sia per la qualità della vita di tutti i cittadini dell’Unione.

Strategie di Natura 2000 e innovazione nel concetto di protezione della natura

Natura 2000 nasce, come abbiamo visto, dalle due direttive comunitarie Uccelli e Habitat, estremamente innovative per quanto riguarda la legislazione sulla conservazione della natura. Questi due strumenti non solo hanno colto l’importanza di tutelare gli habitat per proteggere le specie, recependo in pieno i principi dell’ecologia che vedono le specie animali e vegetali come un insieme con l’ambiente biotico e abiotico che le circonda, ma si pongono come obiettivo la costituzione di una rete ecologica organica a tutela della biodiversità in Europa. Con Natura 2000, si sta costruendo un sistema di aree strettamente relazionato dal punto di vista funzionale e non un semplice insieme di territori isolati tra loro e scelti fra i più rappresentativi. Si attribuisce importanza non solo alle aree ad alta naturalità ma anche a quei territori contigui, che costituiscono l’anello di collegamento tra ambiente antropico e ambiente naturale, ed in particolare ai corridoi ecologici, territori indispensabili per mettere in relazione aree distanti spazialmente ma vicine per funzionalità ecologica. Possiamo dire che le due direttive comunitarie sono il prezioso ago e filo indispensabile per ricucire gli strappi di un territorio, come quello europeo, che ha subito la frammentazione degli ambienti naturali a favore dell’urbanizzazione, dell’attività industriale, dell’agricoltura intensiva, delle infrastrutture, ecc.

L’isolamento di habitat e di popolazioni di specie è pericoloso perché compromette la loro sopravvivenza riducendo l’area minima vitale. Un concetto questo più facilmente comprensibile se riferito ad esempio a specie come l’orso o il camoscio appenninico, che trovano una grave minaccia alla loro sopravvivenza se rimangono isolate in aree protette senza possibilità di comunicazione con altre aree e con altre popolazioni della loro specie.

La conseguenza pratica è che, per costruire la rete Natura 2000, si devono promuovere interventi che rimuovano le minacce alle specie e agli habitat e che vadano anche ad intervenire su situazioni ambientali parzialmente compromesse (ma che abbiano la potenzialità di rinaturalizzarsi).

Conservazione e sviluppo economico

La caratteristica forse più innovativa di questa politica europea di conservazione è che fornisce l’opportunità di far coincidere le finalità della conservazione della natura con quelle dello sviluppo economico che diviene così sostenibile. L’attuazione di progetti di sviluppo all’interno dei siti può essere prevista e realizzata tenendo conto delle conoscenze scientifiche e tecniche che diventano garanzia di conservazione. I siti Natura 2000 diventano allora aree nelle quali la realizzazione dello sviluppo sostenibile e durevole può essere attivamente ricercata e praticata attraverso progetti integrati che riflettano in modo puntuale le caratteristiche, le esigenze e le aspettative locali.

Il principio di una programmazione integrata del territorio caratterizzato da elementi di valore naturalistico è stato affrontato in modo efficace nell’ambito della programmazione dei fondi strutturali 2000-2006 (attualmente in corso). Tale programmazione ha visto per la prima volta la definizione di una rete ecologica nazionale che comprende non solo le aree di importanza comunitaria ma anche quelle nazionali, regionali e locali. Questa metodologia di programmazione vede la conservazione e lo sviluppo dell’area naturale come parte di una programmazione più ampia dello sviluppo territoriale prevedendone quindi la definizione degli interventi sin dalla fase embrionale della programmazione stessa e non, come è avvenuto in passato, come un’analisi posteriore alla definizione dei progetti e dei relativi interventi. Si veda in proposito il fascicolo "La valorizzazione delle risorse ambientali nelle politiche di sviluppo - la rete ecologica nazionale" pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, Servizio Conservazione della Natura nel novembre 1999.

La biodiversità in Italia

Il nostro Paese è tra quelli che, in ambito europeo ospita, tra i più elevati valori di biodiversità: la varietà di ambienti presenti, la posizione centro-mediterranea e la vicinanza con il continente africano, la presenza di grandi e piccole isole, la storia (geografica, geologica, biogeografica e dell’uso del territorio) hanno fatto si che in Italia si verificassero le condizioni necessarie ad ospitare numeri consistenti di specie animali e vegetali.

La fauna e la flora italiane

Per quanto riguarda le specie animali un quadro completo, grazie all’iniziativa del Servizio Conservazione Natura ed all’impegno di numerosi specialisti, è stato ottenuto nel 1994, attraverso il contributo dell’Unione Europea nell’ambito del Progetto LIFE-Natura 1992/94, con la realizzazione della Checklist delle specie della Fauna italiana. Quest’opera ha permesso di evidenziare che in Italia sono presenti oltre 57.000 specie animali di cui 56.168 invertebrati e 1.176 Vertebrati.

Nel complesso quindi in Italia è presente oltre 1/3 delle specie distribuite in Europa e ciò fa aumentare notevolmente la responsabilità del nostro Paese per quel che riguarda la conservazione della biodiversità.

Analogamente il patrimonio floristico italiano è di grande interesse. Esso ammonta a quasi il 50% della flora europea su una superficie di circa 1/30 di quella del continente. Il numero di specie di piante vascolari presenti sul territorio nazionale è di 5.599, di cui circa il 13,5 per cento sono endemiche, ossia esclusive del nostro Paese.

Gli habitat e le specie della direttiva Habitat presenti in Italia

Questo grande patrimonio di risorse naturali ha fatto si che l’Italia potesse rivestire un ruolo rilevante tra gli stati europei nell’applicazione della Direttiva Habitat e della Direttiva Uccelli.

Infatti nel nostro Paese sono presenti circa il 65% degli habitat indicati nell’allegato I della direttiva Habitat ed anche le specie animali e vegetali inserite in Allegato II sono in Italia ben rappresentate (oltre il 30%; cfr. tabella I per un’analisi di dettaglio).

Tabella I. Numero di habitat e di specie elencati nella direttiva Habitat e presenti nei pSIC italiani. Dati al 30/11/99.

ALLEGATO I

Numero di Habitat Numero di Habitat presenti in Italia

198 di cui 64 prioritari 129 di cui 31 prioritari

ALLEGATO II

Numero di specie presenti Numero di specie presenti in Italia

Specie Animali Specie Animali

Mammiferi: 41 di cui 12 prioritarie Mammiferi: 22 di cui 5 prioritarie

Rettili: 20 di cui 3 prioritarie Rettili: 9 di cui 1 prioritaria

Anfibi: 23 di cui 3 prioritarie Anfibi: 8 di cui 1 prioritaria

Pesci: 58 di cui 5 prioritarie Pesci: 29 di cui 2 prioritarie

Invertebrati: 79 di cui 6 prioritarie Invertebrati: 27 di cui 4 prioritarie

TOTALE: 221 di cui 29 prioritarie TOTALE: 95 di cui 13 prioritarie

 

Specie Vegetali Specie Vegetali

Pteridofite: 14 di cui 1 prioritaria Pteridofite: 5 di cui nessuna prioritaria

Gimnosperme: 1 prioritaria Gimnosperme: 1 prioritaria

Angiosperme: 316 di cui 114 prioritarie Angiosperme: 75 di cui 28 prioritarie

Briofite: 29 di cui 2 prioritarie Briofite: 2 di cui nessuna prioritaria

TOTALE: 360 di cui 118 prioritarie TOTALE: 83 di cui 29 prioritarie.

Quanti pSIC e ZPS sono presenti in Italia

Sono state individuate, ad oggi, da parte delle Regioni 2.425 aree che, rispondendo ai requisiti della direttiva Habitat, sono state proposte dal nostro Paese alla Comunità Europea, come Siti di Importanza Comunitaria (pSIC).

Anche per quel che riguarda la direttiva Uccelli, sono stati compiuti negli ultimi anni dei significativi passi in avanti e, al 30 novembre 1999, sono state designate dal nostro Paese 267 aree come Zone di Protezione Speciale (ZPS) e, nel prossimo futuro, altre aree si aggiungeranno alla lista, essendo già avviata e consolidata una fase di concertazione e collaborazione con le singole Regioni e Province Autonome.

Come si costruisce Natura 2000

La direttiva Habitat definisce una metodologia comune per tutti gli Stati membri per individuare, proporre, designare i Siti di Importanza Comunitaria (SIC). La realizzazione della rete, che avviene innanzitutto sulla base di informazioni scientifiche, ha permesso tra l’altro il primo grande sforzo di raccolta standardizzata delle conoscenze naturalistiche finalizzato alla conservazione della biodiversità in Europa.

Identificazione dei siti

L’articolo 4 della direttiva Habitat permette agli Stati membri di definire sulla base di criteri chiari (riportati nell’allegato III della direttiva stessa), la propria lista di Siti di Importanza Comunitaria proposti (pSIC). I siti vengono individuati sulla base della presenza degli habitat e delle specie animali e vegetali elencate negli allegati I e II della direttiva Habitat, ritenuti perciò di importanza comunitaria. In questi allegati alcuni habitat e specie vengono ritenuti prioritari per la conservazione della natura a livello europeo e sono contrassegnati con un asterisco.

La lista viene trasmessa formalmente alla Commissione Europea, Direzione Generale XI, compilando, per ogni sito individuato, una scheda standard (il formulario "Natura 2000") completa di cartografia. Tale scheda è stata elaborata dalla Commissione ed adottata dai rappresentanti di tutti gli Stati membri nel Comitato Habitat. La trasmissione, sia delle schede che delle cartografie, avviene su supporto cartaceo, l’unico che ha valore legale. Parallelamente viene trasmessa anche una copia completa informatizzata della banca dati.

L’enorme massa di dati confluita da tutti gli Stati membri alla Commissione viene ritrasmessa, per l’analisi tecnica, all’European Topic Centre on Nature Conservation (ETC/NC) di Parigi, che lavora per conto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) a cui la Commissione ha affidato la gestione tecnica di Natura 2000. Lo scopo del lavoro dell’ETC/NC è fondamentalmente quello di verificare che la rete rispetti tre requisiti fondamentali:

  • ospiti un campione sufficientemente grande e rappresentativo di ogni tipo di habitat e specie per essere in grado di mantenere un favorevole stato di conservazione al livello di Unione Europea e Regione biogeografica, assicurando il fatto che le misure di conservazione dentro e fuori i siti siano effettivamente applicate;
  • includa solo siti la cui importanza è a livello comunitario o di Regione biogeografica;
  • rispetti una ripartizione proporzionata tra habitat e specie di interesse comunitario privilegiando i più rari rispetto a quelli più rappresentati.

Le regioni biogeografiche

L’analisi sulla coerenza e completezza delle informazioni trasmesse viene svolta, in accordo con i contenuti ecologici di Natura 2000, per regioni biogeografiche. Le regioni biogeografiche individuate nel territorio comunitario sono sei: boreale, atlantica, continentale, alpina, mediterranea e macaronesica. Esse rappresentano la schematizzazione spaziale della distribuzione degli ambienti e delle specie raggruppate per uniformità di fattori storico-biologici, geografici, geologici, climatici e biotici in grado di condizionare la distribuzione geografica degli esseri viventi. L’Italia è interessata dalla presenza di tre regioni biogeografiche: alpina, continentale e mediterranea.

I seminari biogeografici

Per ogni regione biogeografica l’European Topic Center organizza una serie di seminari scientifici della durata di più giorni. Ai seminari biogeografici partecipano i rappresentanti amministrativi e scientifici delle autorità nazionali competenti degli Stati membri interessati alla regione in discussione, in genere i rappresentanti dei ministeri dell’Ambiente, i rappresentanti della Commissione Europea e dell’ETC/NC, oltre ad esperti indipendenti nominati dalla Commissione Europea stessa e a rappresentanti delle Organizzazioni non Governative di livello europeo. Gli esperti indipendenti e i rappresentanti delle ONG esercitano in maniera autonoma la funzione di verifica delle informazioni e possono stimolare gli Stati membri a svolgere il miglior lavoro possibile.

Durante i lavori dei seminari biogeografici vengono vagliate le liste di habitat e specie presenti nella parte di regione biogeografica all’interno di ogni Stato membro e valutata la rappresentatività sufficienza dei siti presentati per la tutela complessiva dell’habitat o della specie a livello comunitario. Nel caso venga riscontrata una insufficienza nella lista dei siti presentati per un habitat o una specie in uno Stato questo viene invitato a migliorare la propria partecipazione alla rete verificando la presenza dell’elemento naturalistico sottorappresentato in siti già proposti o proponendone di nuovi.

Il procedimento è basato sulla trasmissione e lo scambio di documenti ufficiali (quali formulari "Natura 2000" e cartografie su carta) inviate dagli Stati membri e depositate presso la Commissione europea (DG XI) e documenti di lavoro quali minischede dei siti, liste di riferimento di habitat e specie presenti nei vari Stati, cartografie di distribuzione degli habitat e delle specie, etc., elaborati appositamente dall’ETC/NC e trasmessi dalla Commissione agli Stati Membri.

Fino a novembre 1999, per quanto attiene il territorio italiano, si sono svolti due seminari per ciascuna delle regioni biogeografiche alpina e mediterranea. Per marzo 2000 è previsto il primo seminario per la regione biogeografica continentale.

I termine previsto dalla direttiva Habitat per il completamento del lavoro di verifica e selezione dei siti era il giugno 1998. Alcuni Stati hanno consegnato i loro dati con molto ritardo ed altri sono entrati solo recentemente nell’Unione, rallentando così notevolmente la tabella di marcia. L’Italia ha svolto il proprio lavoro di identificazione e proposta dei siti secondo i tempi richiesti e partecipa regolarmente ai seminari biogeografici fornendo dati ed integrazioni richieste sempre entro i termini prefissati e svolgendo un lavoro di prim’ordine a livello europeo.

La lista ufficiale dei SIC

Al termine dei lavori dei seminari biogeografici si giunge alla definizione di una lista ufficiale di Siti di Importanza Comunitaria per ogni regione biogeografica. Tale lista deve essere approvata dal citato "Comitato Habitat", che si riunisce a Bruxelles presso la Commissione Europea e che ha la funzione di gestire l’applicazione della direttiva discutendone i diversi aspetti con la partecipazione dei rappresentanti degli Stati membri. Entro sei anni dall’approvazione della lista, gli Stati membri (per l’Italia il Ministero dell’Ambiente), devono ufficialmente designare tali siti come Zone Speciali di Conservazione (ZSC), sancendone così l’entrata nella rete Natura 2000.

Il caso particolare delle Zone di Protezione Speciale

Un cammino diverso, derivando da una normativa differente, si adotta per l’identificazione e la designazione delle Zone di Protezione Speciale previste dalla direttiva Uccelli recepita dalla legge nazionale n. 157/92.

La Commissione Europea negli anni ‘80 ha commissionato un’analisi della distribuzione dei siti importanti per la tutela delle specie di uccelli in tutti gli Stati dell’Unione (Important Bird Areas, IBA). Tale lavoro è stato successivamente pubblicato dall’International Council for Bird Preservation (ora Birdlife International) con il titolo "Important Bird Areas in Europe" (ICBP Technical Publication No. 9, 1989). Questo elenco è il riferimento legale per la Commissione rispetto alle aree che ogni Stato è tenuto a designare come ZPS. In caso di insufficiente designazione di ZPS da parte di uno Stato la Commissione può attivare una procedura di infrazione contro lo Stato membro.

In Italia l’individuazione delle aree viene svolta dalle Regioni, che ne richiedono successivamente la designazione al Ministero dell’Ambiente, Servizio Conservazione della Natura presentando un formulario Natura 2000 correttamente compilato e la cartografia del sito o della serie di siti proposti. Dopo la verifica della completezza e congruenza delle informazioni trasmesse il Servizio passa la documentazione al Ministro che, con proprio atto, trasmette la lettera di designazione, le schede e le cartografie alla Commissione Europea, tramite la Rappresentanza Permanente Italiana.

Dalla data di designazione con lettera del Ministro le Zone di Protezione Speciale entrano automaticamente a far parte della rete Natura 2000 e su di esse si applicano pienamente le indicazioni della direttiva Habitat in termini di tutela e gestione.

L’individuazione dei SIC in Italia e il programma Bioitaly

L’Italia, dal 1995 al 1997 ha individuato le aree proponibili come SIC, nel proprio territorio nazionale, attraverso il programma "Bioitaly" (cofinanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma LIFE Natura 1994) stipulato tra il Ministero dell’Ambiente - Servizio Conservazione della Natura, e le Regioni e Provincie Autonome. Queste ultime si sono avvalse della collaborazione scientifica della Società Botanica Italiana (SBI), dell’Unione Zoologica Italiana (UZI) e della Società Italiana di Ecologia (SItE) mediante propri referenti regionali che hanno coordinato l’attività dei numerosi rilevatori di campo.

L’Italia ha trasmesso i propri dati alla Commissione Europea il 30 giugno 1997, nei termini previsti.

La banca dati informatizzata, i formulari cartacei Natura 2000 e le relative cartografie sono disponibili presso le Amministrazioni regionali competenti e presso il Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell’Ambiente.

Il manuale di interpretazione degli habitat

Mentre per l’identificazione delle specie della direttiva esistono termini di riferimento certi, sulla base della letteratura scientifica, ciò non è altrettanto vero per gli habitat, la cui definizione è assai più dibattuta. Per ovviare a questo problema nel 1996 la Commissione Europea (DG XI) ha pubblicato un "Manuale di interpretazione degli Habitat dell’Unione Europea", nel quale sono contenuti gli elementi di identificazione di tutti gli habitat riportati nell’allegato I della direttiva Habitat. Questo manuale rappresenta Il manuale rappresenta un fondamentale strumento di riferimento. Esso è disponibile in lingua inglese e francese nel sito Internet della Commissione Europea, DG XI all’indirizzo: http://europa.eu.int/comm/dg11/nature/home.htm

Prima di Natura 2000

Lo scenario che ha portato alla formulazione della Rete Natura 2000 pone le fondamenta di conoscenza scientifica nel progetto "CORINE Biotopes" che dal 1985 al 1991 ha portato ad una prima ricognizione su base bibliografica, delle valenze naturalistiche presenti sul territorio europeo. Il progetto CORINE, ha avviato il processo di informatizzazione e standardizzazione dei dati provenienti dai diversi Paesi, attraverso la costruzione di sistemi gerarchici di riferimento. Mentre per le specie era già acquisita la struttura univoca del binomio linneano (il sistema inventato da Linneo di descrivere piante e animali con i due nomi del genere e della specie) , per quanto riguarda gli habitat le conoscenze sono molto eterogenee. Tuttavia la tradizione europea della "fitosociologia" (la scienza che descrive la vegetazione attraverso l’individuazione e la descrizione di tipologie ben definite) ha rappresentato un grande aiuto per la definizione degli ambienti naturali e seminaturali, caratterizzati per lo più da tipologie vegetazionali. La classificazione degli Habitat del progetto CORINE è definita da un sistema gerarchico che, oltre a fornire una flessibilità strutturale (è infatti possibile inserire facilmente nuove voci), permette di rispondere alle diverse realtà esistenti nel territorio (sistemi costieri, praterie, foreste, ecc..).

Per la formulazione degli allegati della direttiva Habitat, un maggiore sforzo è stato compiuto per quegli habitat e specie particolarmente minacciati a livello comunitario e/o caratterizzati dalla presenza di specie di interesse comunitario per i quali è stato istituito un nuovo codice di classificazione, denominato "codice Natura 2000". Nel corso degli anni, anche nell’ambito dell’ampliamento delle conoscenze sulla biodiversità europea, la classificazione degli habitat, che continua a svilupparsi anche al di fuori del territorio comunitario, è in fase di revisione attraverso il programma EUNIS (European Nature Information System).

L’integrazione degli allegati

Il progetto "Bioitaly", oltre alla parte di interesse comunitario, per la quale ha usufruito di un cofinanziamento erogato dalla Commissione europea, nell’ambito di un progetto "Life Natura" del 1994, ha svolto anche un censimento di aree, habitat e specie di particolare interesse a livello nazionale e regionale.

Quest’ultima fase, che ha contribuito a migliorare le conoscenze relative al territorio nazionale, ha rappresentato anche un punto di partenza per proporre l’inserimento di nuovi habitat e specie negli allegati della direttiva. Infatti in Italia, come peraltro in altri Stati membri, l’elenco degli habitat e delle specie di interesse comunitario degli allegati della direttiva non è ritenuto dagli esperti completo e soddisfacente in funzione del contributo che ogni Paese apporta alla creazione della rete Natura 2000. Il Ministero dell’Ambiente – Servizio Conservazione della Natura, in collaborazione con SBI ed UZI sta lavorando ad un primo elenco di 72 Habitat (di cui 47 prioritari) e di circa 200 specie vegetali (di cui 70 prioritarie) e circa 150 specie animali da proporre come integrazioni degli allegati. Formalmente, sarà possibile passare alla modifica degli allegati solo quando sarà conclusa la prima fase della costituzione della Rete Natura 2000, che avverrà in base agli elenchi attuali, sicuramente dopo il 2004.

La Newsletter

Per garantire una efficace circolazione delle informazioni sull’avanzamento dei lavori per la creazione della rete Natura 2000 la Commissione Europea (DG XI) pubblica e distribuisce gratuitamente la Newsletter Natura 2000 con cadenza quadrimestrale. Nella Newsletter, attraverso il "Natura barometer" vengono registrati i progressi svolti dai singoli Stati, recensite e divulgate pubblicazioni su Natura 2000 e progetti Life - Natura. La Newsletter viene spedita gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta all’indirizzo: DG XI.D.2, TRMF 02/04, European Commission, 200 Rue de la Loi, B-1049, Brussels. Fax: 00322 296 9556, ed è disponibile su Internet al sito della Commissione.

La gestione della rete

Come abbiamo visto lo scopo della rete Natura 2000 è il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente degli habitat e delle specie indicati negli allegati delle direttive Habitat e Uccelli. I metodi per conseguire questo scopo vengono lasciati sostanzialmente decidere ai singoli Stati membri e agli enti che gestiscono le aree. La direttiva Habitat, all’articolo 6, prevede infatti che solamente gli Stati stabiliscano le misure di conservazione necessarie, predisponendo, se del caso, dei piani di gestione per le aree, specifici o integrati con altri piani di gestione del territorio. Gli Stati devono altresì adottare le misure più idonee per evitare nelle Zone Speciali di Conservazione e nelle Zone di Protezione Speciale il degrado degli habitat e la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tali perturbazioni potrebbero avere un impatto negativo rispetto agli obiettivi generali ricordati all’inizio di questo paragrafo.

La valutazione di incidenza

Nel caso che nel sito si vogliano realizzare nuove opere, piani o progetti, si dovrà realizzare una valutazione dell’incidenza di tali azioni rispetto agli obiettivi di conservazione prefissati. Se tale valutazione porta alla conclusione che l’attività prevista non arreca danno essa potrà essere realizzata dietro autorizzazione della competente autorità nazionale. Se poi l’opera, il piano o il progetto, pur arrecando un danno devono comunque essere realizzati per motivi imperativi di rilevante interesse pubblico, inclusi i motivi di natura sociale o economica, lo Stato membro è tenuto ad adottare le misure di compensazione del danno (ad esempio la ricostituzione dell’habitat danneggiato in un’area adiacente) tali da garantire che sia tutelata la coerenza globale di Natura 2000.

Nel caso che l’attività debba essere svolta in un sito che ospita habitat o specie la cui conservazione è considerata prioritaria a livello europeo, essa potrà essere realizzata solamente in considerazione di motivi connessi alla salute dell’uomo, alla sicurezza pubblica o, previo parere della Commissione Europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico. (Articolo 6 della direttiva Habitat e articolo 5 del Regolamento di attuazione).

Libertà di gestione

Agli Stati membri viene lasciata la massima libertà di decidere quali norme applicare nella gestione dei siti, fatto salvo il principio generale della necessità di conservare in uno stato soddisfacente habitat e specie. Ciò permette di adattare la gestione dei singoli siti (o di sistemi di essi caratterizzati per la loro uniformità ecologica, territoriale, biologica, produttiva o altro) alle realtà locali, alle esigenze delle popolazioni e alle esigenze di specie ed habitat.

Le attività, ad esempio, che vengono condotte all’interno dei siti individuati non vengono ristrette in alcun modo esplicito. Anzi, è bene sottolinearlo, molte attività produttive, spesso legate all’agricoltura o all’allevamento, devono essere attivamente sostenute anche contrastando la tendenza all’abbandono delle terre, proprio perché dalla loro esistenza dipende spesso la presenza di quei valori naturalistici per i quali il sito è stato individuato e ritenuto di importanza comunitaria.

La direttiva dunque non prevede in modo esplicito alcuna norma o vincolo, come la costruzione di nuove strade o edifici, il divieto di caccia, il divieto di accesso a mezzi motorizzati o a piedi o altro, come invece avviene nei parchi nazionali o nelle altre aree protette di livello statale o regionale. L’eventuale utilizzo di tali vincoli potrà essere deciso, se ritenuto opportuno, caso per caso sulla base delle condizioni, delle caratteristiche del sito e delle esigenze locali. Uno degli aspetti innovativi della direttiva è invece il fatto che obbliga a ragionare sulla gestione dei siti mettendo insieme le diverse esigenze, di conservazione, di fruizione e di sviluppo economico.

I piani di gestione

Evidentemente il modo migliore per decidere tutto questo, come consiglia anche la direttiva, è preparare un piano di gestione del sito o per gruppi di siti. Anche in questo senso la direttiva non impone alcun vincolo particolare lasciando la libertà di agire nel modo ritenuto più opportuno.

Lo Stato italiano, nella sua normativa nazionale di recepimento della direttiva Habitat (il regolamento di attuazione, DPR n. 357/97) ha previsto alcuni contenuti obbligatori della relazione per la valutazione di incidenza di piani e progetti ed ha specificato quali piani e progetti devono essere soggetti a valutazione di incidenza e quali ad una vera e propria Valutazione di Impatto Ambientale, da redigere secondo la normativa comunitaria e nazionale.

Inoltre il Servizio Conservazione della Natura del Ministero dell’Ambiente sta attivamente lavorando, anche grazie al cofinanziamento della Commissione Europea di un progetto LIFE Natura 1999, per definire le linee guida generali per la redazione dei piani di gestione secondo le diverse tipologie dei siti e predisporre piani di gestione pilota per nove siti scelti in modo da rappresentare la varietà di situazioni presenti sul territorio italiano. Tali strumenti rappresenteranno a breve un riferimento fondamentale per la gestione del gran numero di siti Natura 2000 presenti nel nostro Paese.

La tutela dei siti al termine del processo di designazione

Lo stato di avanzamento della designazione dei Siti di Importanza Comunitaria e della Zone di Protezione Speciale come detto precedentemente (si veda il paragrafo "Come si costruisce la rete"): le Zone di Protezione Speciale fanno già parte di Natura 2000 dal momento della loro designazione mentre per i Siti di Importanza Comunitaria si dovrà aspettare la definizione delle liste ufficiali e la designazione dei siti da parte del Ministro dell’Ambiente.

Per quanto riguarda le ZPS le Regioni e Provincie Autonome sono tenute ad adottare entro sei mesi dalla designazione le misure di conservazione necessarie che implicano se del caso la redazione di piani di gestione specifici o integrati con altri piani di sviluppo e le opportune misure contrattuali, regolamentari e amministrative che siano conformi alle esigenze ecologiche dei tipi di habitat naturali e delle specie degli allegati della direttiva Habitat. Qualora le ZPS ricadano in aree naturali protette si applicano le misure di conservazione per queste previste dalla normativa vigente (articolo 4 del regolamento DPR 8 settembre 1997 n. 357 recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, pubblicato sulla G.U. serie generale n. 248 del 23 ottobre 1997).

Per la tutela dei SIC, una volta che questi saranno ufficialmente designati come Zone Speciali di Conservazione, valgono le stesse norme ed inoltre, entro tre mesi dall’inclusione nella lista ufficiale le Regioni e le Provincie autonome dovranno adottare le opportune misure per evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie, nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi del citato regolamento.

Che succede nel frattempo

Fino alla redazione delle liste ufficiali, pur non essendo i pSIC definitivamente inseriti nella rete essi devono comunque essere tutelati. Ciò è previsto dal Trattato dell’Unione, secondo i principi del quale non è possibile che uno Stato proponga da una parte dei siti per l’inclusione in Natura 2000, riconoscendone così il valore naturalistico, e dall’altra conduca attività che danneggiano i valori per i quali i siti sono stati identificati. A questo proposito esiste ormai una serie di precedenti legali dell’Unione secondo i quali la Commissione può attivare procedure di infrazione contro lo Stato membro che adotti un comportamento così contraddittorio.

Bisogna inoltre considerare che la Commissione Europea finanzia, attraverso lo strumento LIFE Natura, progetti di tutela e valorizzazione dei siti, riconoscendone così l’esistenza e il valore. Nel caso il sito interessato dal progetto venga danneggiato la Commissione può revocare l’erogazione del finanziamento. Esistono inoltre precedenti comunitari che permettono di sospendere anche finanziamenti europei di diversa origine quando questi vengano utilizzati in modo da danneggiare i siti proposti o designati.

Gli strumenti finanziari per la gestione di Natura 2000

L’assunto individuabile dagli obiettivi definiti dalle direttive comunitarie e dalle convenzioni internazionali in materia di conservazione della biodiversità risulta oggi più che mai essere quello relativo alla necessità di prevedere una programmazione territoriale nella quale l’obiettivo della tutela della biodiversità deve rientrare in modo trasversale in tutti gli strumenti economici, nazionali e comunitari finalizzati allo sviluppo del territorio nel suo complesso.

In attesa che tale impostazione di pianificazione integrata divenga consueta, ad oggi è possibile individuare un solo strumento direttamente dedicato alla realizzazione della Rete Natura 2000, ossia LIFE – Natura. Tale strumento dispone infatti il sostegno ad azioni finalizzate alla conservazione degli habitat naturali e della flora e fauna di interesse comunitario.

Tuttavia nella panoramica nazionale e comunitaria degli strumenti ai quali poter comunque ricorrere per la realizzazione di interventi per la tutela e conservazione della biodiversità troviamo anche:

  • il V° Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo Tecnologico 1999-2002 (DG XII) -. Il programma prevede al suo interno una serie di azioni tematiche, tra cui anche "protezione dell’ecosistema" che sostiene iniziative di ricerca finalizzate al miglioramento della gestione delle risorse;
  • i Fondi strutturali 2000/2006. La destinazione dell’utilizzo di tali strumenti comunitari di cofinanziamento è attualmente in fase di definizione. Tuttavia dalle prime bozze dei Programmi regionali (al momento limitatamente alle Ragioni del Mezzogiorno) è possibile individuare la presenza di diverse iniziative finalizzate alla tutela e valorizzazione delle aree naturali protette tra cui i siti di importanza comunitaria (SIC).

LIFE Natura in Italia

L’Italia è tra i Paesi dell’Unione ai primissimi posti in termini di utilizzo della risorsa finanziaria LIFE Natura. Dal 1992 al 1999 sono stati 107 i progetti finanziati, per un totale di oltre 60 miliardi di finanziamenti europei, ai quali si deve aggiungere la quota di cofinanziamento nazionale, in genere pari al cinquanta per cento. Tutte risorse investite in conservazione della natura.

Gli interventi finanziati sono di vario tipo, anche se è possibile individuare alcuni filoni di attività più comuni. La tutela e il recupero delle zone umide è un filone che ha visto una notevole attività, con numerosi progetti, in corso o già conclusi ad esempio sul delta del Po, l’oasi di Alviano, gli habitat acquatici della provincia di Siena, gli stagni di Trapani e Marsala, l’area delle Cesine in Puglia, le valli del Mincio, le zone umide di Cagliari e di altre parti della Sardegna, palude Brabbia, Massaciuccoli, il Tevere-Farfa, il Ticino, il Taro, ecc.

Un altro settore di intervento è stato a favore dei parchi nazionali ed altre aree protette, come sul delta del Po, il parco nazionale del Circeo, interventi di salvaguardia della biodiversità dei parchi della Val Grande, Pollino, Stelvio, Arcipelago Toscano, Aspromonte, Gennargentu. Anche le riserve e i parchi regionali hanno utilizzato i fondi comunitari ed investito di tasca propria per azioni urgenti di tutela e gestione.

Ai grandi mammiferi, spesso specie prioritarie, sono stati dedicati numerosi progetti. Lupo e orso innanzitutto, relativamente ai diversi siti di presenza sulle Alpi e sugli Appennini (tra cui il progetto di ripopolamento dell’orso sull’Adamello-Brenta. Un progetto si è dedicato alla reintroduzione del camoscio d’Abruzzo nel parco nazionale del Gran Sasso.

Molti altri progetti hanno poi riguardato habitat particolari, come le dune, le faggete con tasso e le abetine relitte dell’Appennino, o altre specie minacciate, come pipistrelli, uccelli rapaci, anfibi e invertebrati.

Diversi progetti infine hanno dedicato una parte delle loro energie alla redazione di piani di gestione

dei siti. Un contributo questo che viene tenuto in conto dal Servizio Conservazione Natura nel proprio lavoro (anch’esso finanziato con un progetto LIFE Natura 1999) di redazione di linee guida e di piani pilota per alcuni siti.

In diversi casi le esperienze conseguite su progetti simili (ad esempio progetti sull’orso o i pipistrelli) vengono scambiate a livello europeo organizzando appositi seminari ai quali partecipano i beneficiari dei progetti creando delle reti di informazione che valorizzano e ottimizzano l’utilizzo delle risorse umane e finanziarie.

Maggiori informazioni sui progetti LIFE Natura, compresa la scheda di presentazione dei progetti e la guida alla compilazione, l’elenco e le caratteristiche principali dei progetti finanziati nei vari Paesi dell’Unione è disponibile al sito Internet della Commissione Europea, DG XI: http://europa.eu.int/comm/dg11/nature/home.htm

Riferimenti

Normativa di riferimento

  • Direttiva 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche. Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee n. 206 del 22-7-92 (Il testo della direttiva Habitat, con allegati).
  • Regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche. Decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357. (Il testo del regolamento di attuazione in Italia della direttiva habitat, contiene anche le indicazioni per la redazione della valutazione di incidenza di piani e progetti sui siti)
  • Modificazioni degli allegati A e B del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, in attuazione della direttiva 97/62/CE del Consiglio, recante adeguamento al progresso tecnico e scientifico della direttiva 92/43/CEE. Decreto del Ministro dell’Ambiente 20 gennaio 1999, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, n. 23 del 9 febbraio 1999. (Riporta gli elenchi di habitat e specie aggiornati dopo l’accesso nell’Unione di alcuni nuovi Stati).
  • Direttiva del Consiglio del 2 aprile 1979 concernente la conservazione degli uccelli selvatici (79/409/CEE), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee n. 103 del 25 aprile 1979. (Il testo della direttiva Uccelli, con allegati).
  • Direttiva della Commissione del 6 marzo 1991 che modifica la direttiva 79/409/CEE del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici (91/244/CEE), pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, II serie speciale, n. 45 del 13 giugno 1991. (Riporta modifiche degli allegati della direttiva Uccelli)
  • Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio. Legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, n. 46 del 25 febbraio 1992.
  • Sentenza della Corte Costituzionale n. 425 del 27 ottobre - 10 novembre 1999, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, serie speciale, n. 46 del 17 novembre 1999.

Riferimenti bibliografici essenziali

  • Manuel d’interpretation des habitats de l’union européenne. Doc. NAT 96/2 Final - Version EUR 15. Commission Européenne, DG XI, Environnement, Sécurité Nucleaire et Protection Civile. (Il manuale di interpretazione degli habitat della direttiva omonima, disponibile anche in lingua inglese. Può essere scaricato dal sito Internet della Commissione Europea, DG XI all’indirizzo: http://europa.eu.int/comm/dg11/nature/home.htm o richiesto all’indirizzo della Commissione stessa: DG XI.D.2, TRMF 02/04, European Commission, 200 Rue de la Loi, B-1049, Brussels. Fax: 00322 296 9556).
  • Minelli A., Ruffo S., La Posta S. - Checklist delle specie della fauna italiana. Calderini, Bologna. 1993-1995. L’opera contiene la lista completa, con alcune informazioni, di tutte le specie della fauna italiana, compilata da specialisti di ogni gruppo. Si compone di 110 fascicoli pubblicati in volumetti. E’ anche possibile scaricare gratuitamente in formato Word 6 per Windows i fascicoli della Checklist dal sito Internet del Servizio Conservazione della natura: www.scn.minambiente.it/bacheca/home.htm (cercare fra i documenti).
  • "La valorizzazione delle risorse ambientali nelle politiche di sviluppo - la rete ecologica nazionale" pubblicato dal Ministero dell’Ambiente, Servizio Conservazione della Natura, novembre 1999.

Riferimenti istituzionali

  • Nel sito Internet della Commissione Europea, DG XI (http://europa.eu.int/comm/dg11/nature/home.htm) è possibile trovare informazioni sulla rete Natura 2000, scaricare copie delle Newsletter in formato Adobe Acrobat reader, scaricare il manuale di interpretazione degli habitat e i testi delle direttive, scaricare il formulario per la presentazione dei progetti LIFE Natura ed il relativo manuale di compilazione ed altro.
  • Nel sito internet del Servizio Conservazione della Natura (www.scn.minambiente,it) è disponibile l’elenco completo dei Siti di Importanza Comunitaria Proposti e delle Zone di Protezione Speciale, oltre ovviamente ad informazioni sulle attività del servizio, il sistema delle aree protette, le altre attività internazionali.
  • Il Gruppo di lavoro Natura 2000 è stato costituito all’interno del Servizio Conservazione della Natura. Si occupa della individuazione e designazione di SIC e ZPS e più in generale dell’applicazione della direttiva Habitat in Italia. E’ possibile scrivere (Gruppo Natura 2000, Servizio Conservazione della natura, Ministero dell’Ambiente, Via Capitan Bavastro 174, 00154 Roma), spedire fax (06-57228577, all’attenzione del Gruppo Natura 2000), telefonare (06-57228266) o spedire posta elettronica (natura2000@mail.scn.minambiente.it).
  • Comunità Ambiente è il team esterno della Commissione Europea che si occupa dei progetti LIFE Natura, fornendo supporto tecnico nella redazione degli stessi. Comunità Ambiente, Via della Lungara 1, 00165 Roma, tel. 06-5806070.

   

 

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